A Roma in mostra Giacometti, Picasso e il Primitivismo nella scultura

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Sono le Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, a Roma, ad accogliere Je suis l’autre. Giacometti, Picasso e gli altri. Il Primitivismo nella scultura del Novecento, la mostra curata da Francesco Paolo Campione e Maria Grazia Messina che prende in esame le connessioni tra alcune figure chiave dell’arte del secolo scorso e la produzione artistica delle cultura alle quali si ispirarono.

Attraverso una robusta selezione di autori, che comprende – tra gli altri – Hans Arp, Georges Braque, André Derain, Jean Dubuffet, Alberto Giacometti, Yves Klein, Man Ray, Joan Miró, Pablo Picasso, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Marino Marini e Arnaldo Pomodoro – il progetto espositivo sonda in profondità i codici estetici condivisi tra le loro opere e quelle delle popolazioni indigene di Etiopia, Gabon, Borneo, Costa d’Avorio, Nuova Guinea e Isola di Pasqua.
Promossa dal Museo Nazionale Romano e dal Museo delle Culture di Lugano con Electa, la mostra riunisce un’ottantina di sculture, documentando quanto intenso sia stato il confronto con le espressioni tribali ed etniche.

La narrazione comprende un’analisi del contesto di fine Ottocento, periodo nel quale sulla scena mondiale fecero la loro comparsa le “culture non – occidentali”. La diretta conseguenza di questa novità fu l’incremento delle fonti e dei riferimenti per gli artisti, alcuni dei quali erano particolarmente desiderosi di oltrepassare i canoni del realismo europeo.
Prese così avvio una stagione destinata a rivelarsi feconda in particolare sul fronte delle arti etniche e popolari, più incline a comunicare il rapporto dell’umano con il divino e il soprannaturale. Un nuovo gusto nel cogliere e restituire l’aspetto esteriore di cose e persone determinò l’ingresso di modalità, fino a quel momento inconcepibili, di raffigurazione: i corpi iniziarono ad essere schematizzati e deformati, finendo talvolta per diventare quasi irriconoscibili.
Nel corso del Novecento questa tendenza sì rafforzò, con il risultato che le sculture “liberatesi definitivamente da ogni inibizione ideologica, incarnavano entità che cercavano un loro proprio principio di giustificazione“.

Inclusa nel programma espositivo che punta ad attivare un dialogo tra i monumentali spazi delle Terme e i linguaggio propri dell’arte moderna e contemporanea, come già avvenuto con la retrospettiva dedicata a Jean Arp, la mostra è associata a un catalogo edito da Electa. Curato proprio da Francesco Paolo Campione e Maria Grazia Messina, all’interno comprende numerosi saggi e una ricca antologia sulle “arti primitive” viste dagli artisti e dagli intellettuali del Novecento.

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