A Treviso la prima grande retrospettiva italiana di Inge Morath

0

di Ettore Neri – Dal prossimo 1 marzo e fino al 9 giugno 2019 la Casa dei Carraresi di Treviso dedica una fondamentale mostra monografica alla grande fotografa austriaca Inge Morath, la prima donna che riuscì, nel 1953, ad entrare nell’esclusivo ambito della Magnum Photos Agency. La mostra a cura di Brigitte Blüml – Kaindl, Kurt Kaindl, e Marco Minuz espone oltre 150 fotografie e decine di documenti riferiti al lavoro di Inge Morath per un percorso che analizzerà tutte le principali fasi del lavoro della Morath, ma al contempo cercherà di far emergere l’umanità che incarna tutta la sua produzione.
Una sensibilità, quella di Morath, segnata dell’esperienza tragica della seconda guerra mondiale, che nel tempo si trasformò in vera e propria rappresentazione della resistenza delle persone di fronte alla durezze della vita e pure alle manifestazioni di estasi e gioia.
Morath ha dedicato la sua carriera a grandi reportage di viaggi e alla realizzazione di ritratti attraverso i quali riusciva a cogliere le caratteristiche più profonde dei suoi soggetti.
Durante il suo primo decennio del suo lavoro di fotografa Morath ebbe una stretta collaborazione con Cartier-Bresson con il quale fece numerosi viaggi in Europa e negli Stati Uniti.
Dopo il suo matrimonio con Arthur Miller avvenuto nel 1962, relazione nata durante un reportage fotografico su Marilin Monroe, Morath si stabilì negli Stati Uniti.
Insieme al marito realizzò diversi progetti: In Russia (1969) e Chinese Encounters (1979), che descrivevano i loro viaggi e incontri nell’Unione Sovietica e nella Repubblica popolare cinese . Mentre In the Country , pubblicato nel 1977, illustrò i dintorni della sua vita quotidiana negli USA: la campagna del Connecticut.
Morath ha fatto ritratti di personaggi famosi e immagini fugaci di passanti anonimi. Le sue foto della casa di Boris Pasternak , della biblioteca di Puskin , della casa di Cechov , della camera da letto di Mao Zedong , di Jean Arp, Alberto Giacometti e Saul Steinberg, tra gli altri, sono entrate nella storia della fotografia.
Durante gli anni ’80 e ’90, Morath ha continuato a perseguire sia incarichi che progetti indipendenti.
Lavorando con il regista Regina Strassegger , Morath ha esaudito il desiderio da lungo tempo di rivisitare le terre dei suoi antenati, lungo le terre di confine della Stiria e della Slovenia .
Il libro Last Journey (2002), e il film di Strasseger Grenz Räume (Border Space, 2002), documentano le visite di Morath alla sua terra natale durante gli ultimi anni della sua vita.
La mostra dunque ripercorre tutti i principali reportage realizzati dalla fotografa austriaca: da quello dedicato alla città di Venezia a quello sul fiume Danubio; dalla Spagna alla Russia, dall’Iran alla Cina, alla Romania, agli Stati Uniti d’America passando per la nativa Austria e al tempo stesso espone molti tra i più famosi ritratti della fotografa austriaca.
Come dichiara Marco Minuz la mostra di Treviso: “E’ un progetto espositivo che vuole descrivere, nel dettaglio e per la prima volta in Italia, la straordinaria vita di questa fotografa; una donna dalle scelte coraggiose, emancipata, che ha saputo nella fotografia inserirci la sua sensibilità verso l’essere umano”.

No comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: