A Urbino anteprima delle celebrazioni di Raffaello. A Roma e Londra nel 2020

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di Veronica Ferretti – In vista delle grandi celebrazioni del prossimo anno per i 500 anni dalla sua morte, il genio di Raffaello è già in mostra a Urbino, sua città natale, fino al 19 gennaio 2020 con 19 opere, tra le quali la Madonna Colonna, La Muta e la Madonna Aldobrandini, esposte nel maestoso Palazzo Ducale accanto ad altre 60 di amici pittori suoi conterranei come Timoteo Viti e Girolamo Genga.

Era naturale che la ricorrenza di Raffaello prendesse le mosse da dove Raffaello Sanzio (1483-1520) nacque, da quel palazzetto a due piani all’inizio dell’attuale via Mazzini, trasformato due secoli fa nel museo che ospita l’Accademia dedicata al divin pittore che, come sul braccio della Fornarina, orgogliosamente si firmava Raphael Urbinas.

Di Raffaello la casa conserva un disegno preparatorio al ‘Mosè salvato dalle acque’, disegni di Bramante, copie di ritratti raffaelleschi, la statua Raffaello giovinetto del Massarenti e il calco del teschio del pittore donato dai Virtuosi del Pantheon dove le sue spoglie sono sepolte.

Qui, al piano terra, si trovava la bottega di suo padre, il pittore Giuseppe Santi, apprezzato umanista attivo alla corte urbinate dell’illuminato duca Federico da Montefeltro. Un padre, che a Raffaello insegnò l’arte del disegno, ricordato dal Vasari nelle sue celebri ‘Vite’ di artisti come “pittore non molto eccellente, ma “uomo d’ingegno et atto a indirizzare i figliuoli per quella buona via che a lui, per mala fortuna, non era stata data”.

 

Il Santi nella sua florida bottega d’arte eseguiva pale d’altare con uno stile eclettico influenzato dalla maniera del Perugino o del Mantegna. Come simbolo di quel periodo di formazione del precoce talento del figlio resta la Madonna di Casa Santi dipinta a fresco nella casa natale e staccata in epoca imprecisata dall’originaria parete, il cui mediocre stato di conservazione rende difficile se come opera sia da assegnare al padre o al figlio.

E’ certa, invece, l’attribuzione dei primi dipinti del diciassettenne Raffaello per lo Stendardo della Trinità a Città di Castello e della Pala di San Niccolò da Tolentino di cui restano solo 4 frammenti conservati nelle Pinacoteche di Napoli, di Brescia e al Louvre. La mostra in corso a Urbino – al di là delle influenze esercitate dal Perugino e dal Signorelli – evidenzia anche le relazioni del giovane Raffaello con i tanti artisti a lui contemporanei operosi in quell’ambiente i quali, da posizioni diverse, sollecitarono in lui lo sviluppo dell’inimitabile stile che egli esprimerà nella stagione romana .

Una ‘maniera moderna’ che il Vasari esaltava per la “dolcezza ne’ colori” tale che “i popoli nel vederla corsero come matti a questa bellezza nuova e più viva parendo loro che e’ non si potesse giammai far meglio”. E la bellezza di quella pittura restò tale fino alla morte di Raffaello per cui, dirà ancora il Vasari, “ ben poteva morire anche ella ché, quando egli chiuse gli occhi, quasi cieca rimase”.

La mostra “Raffaello e gli amici di Urbino”, curata da Barbara Agosti e Silvia Ginzburg, prelude altre esposizioni in Italia e all’estero. Partendo da qui, infatti, sono in preparazione “I colori del Rinascimento” sulla produzione cinquecentesca delle ceramiche d’arte e “Sul filo di Raffaello” con i cartoni realizzati per la Cappella Sistina. Per la primavera del 2020 alle Scuderie del Quirinale si aprirà la mostra ufficiale sul genio alla quale anche gli Uffizi presteranno opere esemplari come l’Autoritratto e la Madonna del cardellino.

Milano a marzo renderà omaggio all’urbinate con due eventi: la Pinacoteca Ambrosiana metterà in mostra il grande cartone, appena restaurato, che Raffaello utilizzò per il celebre affresco La Scuola di Atene; il Museo della Permanente con “Raffaello 2020” proporrà una esposizione multimediale full immersion. All’estero il Museo del Louvre ha in programma a maggio una mostra sul Rinascimento italiano incentrata su Raffaello.

A Londra la National Gallery, che possiede 11 tele di Raffaello tra cui la Madonna dei garofani, organizzerà nella seconda metà del 2020 l’esposizione “Raphael” mentre il Victoria & Albert Museum proporrà la Raphael Court mettendo in mostra i grandi cartoni per gli arazzi dei Santi Pietro e Paolo.

 

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