Apre oggi la 58° Biennale di Venezia, prevale l’Arte al femminile

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S’inaugura oggi a Venezia la 58° Biennale internazionale d’arte alla quale partecipano, provenienti da 38 paesi, 79 artisti chiamati a interpretare i tempi presenti. Un terzo di essi lavora negli Stati Uniti, paese che continua a dominare l’industria dell’arte contemporanea, ma anche la Germania, a sorpresa, ne annovera 14 che hanno scelto Berlino come hub dei loro studi d’artista. Nell’intero numero degli artisti invitati la maggioranza è donna a conferma di un trend culturale e di mercato che finalmente rivaluta l’arte al femminile. Per l’Italia sono soltanto due, Ludovica Carbotta e Lara Favaretto, le artiste invitate nel padiglione centrale della mostra di Rugoff che dal 1895 in poi resta “l’unica struttura dell’arte operante nel campo dell’arte riconosciuta nel mondo”. Altre due italiane, Chiara Fumai e Liliana Moro, nel padiglione alle Tese delle Vergini, sono le protagoniste della mostra “Né altra, né questa. Sfida al Labirinto” curata da Milovan Farronato.
Nelle decine di padiglioni nazionali che in questa edizione hanno raggiunto il numero record di 90 compresi quelli ai Giardini e all’Arsenale la presenza dell’arte al femminile conferma, quest’anno più che mai,. la tendenza di una predominante presenza di artiste europee : per l’Austria Eva Rothschild, per l’Irlanda Caty Wikes, per la Gran Bretagna Laure Prouvost, per la Francia Charlotte Prodgere, per la Svizzera Carol Bove con le sue sculture “big, heavy, but fragile” ma perfino da paesi emergenti come Georgia e Taiwan rispettivamente con Anna K.E. che con sculture e installazioni tratta il rapporto tra il corpo e lo spazio e Shu Lea Cheang che riflette sulle tecnologie utilizzate nei sistemi di sorveglianza per il controllo sociale nella società attuale e futura.
Lo stato dell’arte oggi sempre più al femminile sembra voler dare una riposta definitiva alla domanda che nel 1971 Linda Nochlin si poneva in un suo saggio sulla rivista “Art News” sulle ragioni che avevano impedito alle donne artiste l’accesso alla notorietà riservata esclusivamente alle loro controparti maschili. L’apporto critico della storica dell’arte femminista aprì la strada anche ad altri contributi come quello di Meyer Schapiro. In sostanza l’analisi smontava la visione di molti accademici sulla supposta mancanza di genio artistico nella donna, sostenendo che, asservite a un sistema patriarcale dominante per meccanismi economici e sociali, le donne-artiste avevano visto ostacolato l’accesso ai linguaggi necessari per costruirsi una solida cultura e il diritto a esprimersi mediante l’arte.
Dalla sfida lanciata da Linda Nochlin iniziò un lavoro di ricerca sulla tradizione artistica femminile che portò alla luce personalità di valore come Artemisia Gentileschi, l’impressionista Berthe Morisot, l’icona dell’arte déco Tamara de Lempicka o pittrici impegnate come Frida Kahlo. Con forme e stili espressivi nuovi ci si allontanava dalla tradizione pittorica che rappresentava la donna regina del focolare e basta citare un’opera come “Le due madri” di Segantini, oppure, contrapposta alla donna angelo, la femme-fatal ben rappresentata in opere quali “Il peccato” di Franz von Stuck, ,“Edipo e la sfinge” di Moreau, la “Giuditta” di Klimt o in letteratura da “Venere in pelliccia” di Sacher-Masoch. Oggi a donna-artista colta ed emancipata non indulge più nel vedersi rappresentata da tali profili, ma diventata protagonista ed è lei a rappresentare la vita sociale con tutta la sua sensibilità e intelligenza, come dimostra questa edizione della Biennale Venezia.
Veronica Ferretti

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