BANKSY: AUTUNNO 2018 PER L’ARTISTA SENZA VOLTO

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di Annalisa Bugliani Nessuno lo ha mai visto, nessuno conosce il suo volto, non ci sono immagini che lo mostrino; eppure Banksy vive in maniera dirompente attraverso le sue opere di inaudita potenza etica, evocativa e mediatica.
Probabilmente originario di Bristol, genericamente inquadrato nei confini della street art, Banksy, chiunque esso sia: singolo artista o gruppo di artisti che celano la loro identità, rappresenta il più grande e dirompente fenomeno di arte contemporanea dai tempi di Andy Warhol.

A Palazzo Medici Ricciardi di Firenze, fino al 24 Febbraio 2019, è in corso una mostra “non autorizzata”, tipico dello stile Banksy, ma neanche contestata dal titolo “Banksy – This is not a photo opportunity”, a cura di Gianluca Marziani e Stefano Antonelli.
Un’esposizione ben costruita per approfondire e ripercorrere tutta la carriera del misterioso artista attraverso la selezione di ventitre opere che hanno decretato il successo planetario di un fenomeno tra i più complessi, geniali e intuitivi del nostro tempo.

L’allestimento espone per lo più stencil su carta, video, foto, libri e locandine: un compendio delle opere di Banksy dal taglio ironico e satirico, che trattano argomenti quali le assurdità della società occidentale, l’omologazione, le atrocità della guerra, l’inquinamento, lo sfruttamento minorile, la brutalità della repressione poliziesca e il maltrattamento degli animali.

Manipolando abilmente i codici comunicativi della cultura di massa, Banksy traspone questi temi atroci in opere piacevoli e brillanti in “affreschi popolari” colmi di contenuti e di forti messaggi etici e in grado di sensibilizzare i fruitori sulle problematiche proposte e di trasformare il tessuto urbanistico delle città occidentali in luogo di riflessione.
Nel libro “Wall and Piece” Banksy scrive: “I più grandi crimini del mondo non sono commessi da persone che infrangono le regole, ma da persone che seguono le regole. Sono le persone che seguono gli ordini che sganciano le bombe e massacrano i villaggi.”

Il curatore Gianluca Marziani racconta: “Banksy, come fosse un Umberto Eco che ha scelto la strada al posto delle aule universitarie, somatizza le molteplici contraddizioni semantiche del nostro tempo, in un’ epoca dove analogico e digitale convivono per ovvie ragioni, dove la tecnologia velocizza i tempi, ma cambia i parametri vitali, dove la Democrazia traballa in mille modi. In un mondo del genere si colloca un autore che fa implodere i codici del narcisismo (la peggior patologia collettiva dei nostri giorni), sgretolando con ironia i poteri forti e inventando icone urbane che somatizzano i nodi lampanti di questo millennio”.

Sempre dedicata a Banksy, a breve, aprirà i battenti ancora una mostra, questa volta a Milano negli spazi del Mudec, dal 21 Novembre: The Art of Banksy, a visual protest. Un progetto espositivo, non autorizzato, curato da Gianni Mercurio, che raccoglierà in un unico luogo oltre 70 lavori tra dipinti e sculture, prints dell’artista inglese, corredati di oggetti, fotografie e video.

Mentre è in programma il 26 Novembre, al Festival del Cinema di Torino, l’anteprima italiana del documentario del regista Marco Properzio “L’uomo che rubò Banksy”, già presentato all’ultima edizione del Tribeca Film Festival di New York, e che sarà nelle sale italiane dal prossimo 11 dicembre.

In Copertina: Happy Choppers, 2002
Nel testo: Ballon Girl, 2002
Napalm, 2004 – 5
Didascalia Happy Choppers
Black Books 2001 – 2004

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