Disumanità

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di Alfonso M. Iacono* – Fabrizio Brancoli ha evocato ieri i bambini innocenti che muoiono, come quelli della strage di Viareggio, o vengono usati come bestie come quelli di Reggio Emilia o quelli messicani ai confini con gli U.S.A. Come siamo diventati, si chiede? Gia! Questo vale per tutti coloro che subiscono l’indifferenza che oggi si sta traducendo sempre di più in cattiveria sadica, alimentata dai social. Questo vale anche per i 42 migranti della Sea Watch, di cui non si interessa proprio nessuno, salvo che per il presunto incidente internazionale e per la presunta violazione di leggi, quella italiana in contrasto con il diritto internazionale. Il capitano Achab, a proposito di Moby Dick, a cui dava la caccia, diceva che i mezzi per cacciarla erano razionali, ma che il fine era folle. Qui è accaduto il contrario. Si discetta dei mezzi, se erano legali oppure no, se erano razionali oppure no, e si trascura il fine che era ed è invece giusto e razionale. Salvare delle vite umane. Il nostro governo e una buona parte degli italiani hanno una paranoia analoga a quella del capitano Achab. Non importa quale sia il fine, non importa la vita di esseri umani, importano i mezzi e se questi creano sofferenze e pericolo di vita, non è rilevante. Importa come abbia fatto Carola Rackete, importa se è ben pagata ecc., non importa cosa.
Bene ha fatto il sindaco di Livorno Salvetti, come del resto De Magistris a Napoli, a dichiarare che il porto toscano è aperto. Non lo fece il suo predecessore Nogarin, il quale in passato ebbe un istante buono, ma poi non volle disturbare il governo. Questa differenza conta. Ha ragione De Falco nel dire che la Sea Watch è come un’ambulanza. Già! Immaginiamo che un’ambulanza corra a sirene spiegate con un malato a bordo e attraversi con il rosso. Cosa fa la polizia? La ferma per verificare se il conducente ha la licenza di guidare e poi per vedere se per caso il malato non sia un criminale. Intanto il malato soffre e può morire. La polizia naturalmente non fa questo, ma scorta l’ambulanza e dopo che il malato è stato ricoverato, fa i necessari accertamenti. Prima la vita umana, poi il resto. E’ questo il punto. per la Sea Watch e i 42 migranti in condizioni di sofferenza, il principio internazionale di soccorso non conta. Conta il cinismo di chi li usa, conta la feroce cattiveria di chi insulta e offende Carla Rackete, conta la penosa e patetica assenza del Presidente del Consiglio, un vero burattino nella mani del Ministro dell’Interno.
C’è una donna tosta e coraggiosa, la comandante della Sea Watch 3, che fa il suo dovere di marinaio, quello di salvare i quarantadue naufraghi, infamata, indagata, accusata, arrestata. Il centro dell’attenzione dei media non è dato dalla salute e dalla vita dei naufraghi, perché a nessuno veramente interessa. Ci preoccupiamo dell’inquinamento, della differenziazione dei rifiuti, del cambiamento climatico, tutte cose giuste e sacrosante, ma non vediamo il trave nell’occhio. Non ci dà veramente fastidio. Siamo troppo occupati a fare le cose giuste, corrette, buone, rispettose, ma non proviamo alcuna pietà. Un grande storico tedesco del XIX secolo, Johan Gustav Droysen ebbe a scrivere che “nel percepire l’urlo d’angoscia, noi sentiamo l’angoscia di chi urla”. Ma oggi è ancora vero questo? Non più. Siamo diventati sordi di fronte a qualunque essere che non sia noi stessi. Troppo presi dagli auricolari che ci fanno viaggiare solo dentro il nostro egocentrismo, calpestiamo chiunque sia disteso sotto la nostra scarpa. Gli uomini sono ridotti a cose e come tali usati o gettati in base alla loro utilità o inutilità. Come le tanto inquinanti bottiglie di plastica che si usano e poi si gettano (si spera almeno nella differenziata, of course).
*Ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Pisa

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