Emmanuel Fillion, ritratto d’artista visto da Beatrice Audrito

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di Veronica Ferretti – Emanuel Fillion, scultore franco-americano è cresciuto in un piccolissimo villaggio a nord-est di Parigi, circondato dalla maestosa foresta di Compiègne dove la pietra è una presenza costante. Fin da giovanissimo si innamora dell’antica arte della scultura e sente dentro di sé la stessa passione del suo antenato, il celebre Maestro Jean Cousin il Vecchio, autore del famoso dipinto ‘Eva Prima Pandora’ ritenuto il primo nudo della storia della pittura francese. Dopo gli studi Emmanuel FIllion ha ottenuto una serie di successi per le sue opere in marmo e in bronzo: dal 1994 è stato scoperto da grandi collezionisti d’arte negli Stati Uniti come Jean Paul Dejoria e gli Hays, nel 1997 ha aperto uno studio a Malibù per produrre opere destinate a importanti residenze di architettura classica e nel 2002 ha aperto un atelier a Pietrasanta.
In questo luogo lo ha incontrato e intervistato la curatrice d’arte Beatrice Audrito. Ecco di seguito alcuni significativi passaggi della conversazione avvenuta in questo mese nello studio dell’artista a Pietrasanta mentre lo scultore apportava gli ultimi ritocchi per le opere che presenterà in una sua personale a Los Angeles presso la Galleria Simard and Bilodeau contemporary a partire dalla fine di gennaio prossimo.

Foto di Nicola Gnesi

D. In giovane età ti sei confrontato con i grandi?
R. Si, ho frequentato una scuola professionale e mi sono diplomato intagliatore di pietre e poi grazie ad una borsa di studio per il restauro di monumenti storici, a ventuno anni ho iniziato a viaggiare: attraversavo la Francia per restaurare opere e monumenti francesi. Ho lavorato a Notre Dame, al Louvre ma anche al castello di Chambord – un gioiello del Rinascimento-, alla Cattedrale di Amiens, al castello di Marly e alla Piazza Stanislao di Nancy, solo per citarne alcuni. Fu un’ottima opportunità per confrontarmi con stili e periodi artistici diversi, dal Romanico al Gotico fino al Rinascimento. Al Louvre ho avuto il mio primo vero contatto con importanti opere figurative monumentali. I maestri mi mostravano come studiare e scolpire l’opera ma durante il restauro ero spesso lasciato solo. Trascorrevo intere settimane senza parlare con nessuno, scolpendo a mano fino a dieci ore al giorno. Una dimensione particolare, quasi mistica, che mi permetteva di immergermi totalmente nell’opera dei grandi maestri, perdendo spesso la concezione del tempo.

Foto di Nicola Gnesi

D. Rimanendo nell’universo figurativo, hai saputo poi mettere a punto un linguaggio scultoreo personale?
R. Dopo anni di lavoro in Francia nel campo del restauro, mi sono trasferito in California dove ho incontrato molti mecenati che mi hanno commissionato ritratti, dipinti, vetrate e sculture in marmo, gesso, pietra calcarea e bronzo. Le mie opere hanno decorato giardini, fontane e timpani delle tenute più prestigiose della California. Vivere negli Stati Uniti mi ha aiutato a superare la mia concezione classica di scultura: qui ho capito che la mia cultura europea era un importante punto di riferimento, un’eredità fluida che però non doveva limitare la mia libertà d’espressione. Così, ho iniziato ad essere più curioso e a sperimentare nuovi processi creativi, fino a realizzare opere che sentivo interamente mie. Potevo finalmente scolpire con la mia anima, non solo con le mani.

Foto di Nicola Gnesi

D. Per realizzare le tue sculture utilizzi principalmente il marmo, il bianco Statuario o il marmo nero del Belgio. Che significato ha per te questo materiale antico?
R. Il marmo è come la pietra, un materiale antico capace di sfidare la storia. Sono stato a Pietrasanta, in Toscana, la prima volta nel 1995 per scegliere trenta tonnellate di marmo bianco Statuario di Carrara. Da allora amo recarmi alle cave per scegliere il marmo di migliore qualità per il lavoro che devo realizzare: a volte lo scelgo bianchissimo, a volte preferisco un bianco più caldo e morbido oppure un blocco venato. Ho iniziato ad usare il marmo nero del Belgio, o marmo di Mazy, per onorare la cultura afroamericana ed omaggiare le meravigliose donne nere che ho incontrato nel mondo contemporaneo. E’ un marmo molto costoso e molto difficile da lavorare, ma mi piacciono le sfide.

Foto di Nicola Gnesi

D. La tua attuale produzione artistica è molto eclettica e si caratterizza da una volontà di sperimentazione continua. In quale direzione va oggi la tua ricerca?
R. La sperimentazione è un aspetto molto importante del mio lavoro. La mia passione per la figura femminile, la danza, la spiritualità e l’anatomia umana mi offrono molte possibilità di sviluppo. Vedo la bellezza in tutte le cose, proprio come nell’estetica giapponese Wabi-sabi…mi piace sperimentare e giocare a scolpire tessuti, texture e forme in movimento. La mia produzione attuale sta diventando a tratti più astratta, ma sento di avere ancora molto da dire attraverso il corpo umano. Tutti noi ci relazioniamo con esso, è una forma di comunicazione, il medium di cui mi servo per veicolare una riflessione più ampia sulla vita.

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