Fascismo a spizzico

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di Alfonso M. Iacono* – Se voglio guardare l’orizzonte, come giustamente ci sta invitando a fare Fabrizio Brancoli, oggi devo andarlo a cercare. Non è facile, perché devo trovare il posto giusto con la vista in profondità e scrutare lontano alla ricerca di luoghi, di luci, di segni, magari di isole che dal posto in cui mi trovo appaiono come ombre stagliate sul mare, imponenti e fantasmatiche, quasi nuvole scure che il vento non può portare via. Cosa cerco laggiù in lontananza? Qualcosa che non trovo più qui, a riva, dove sto con la mano sulla fronte per aiutarmi a vedere un po’ meglio un mondo che mi appare piccolo e impalpabile, dove delle navi che stanno sull’acqua marina sembrano quasi volare come i velieri fantasma delle leggende. Ciò che non trovo qui dove poggio i piedi è l’umanità. Oggi non riesco a sentire quel senso di sicurezza che provava lo spettatore di Lucrezio quando assisteva al naufragio e pur provando pena per chi stava annegando, nello stesso tempo sentiva che il suo corpo poggiava sulla terraferma. Un sentimento contraddittorio, vissuto con il senso di colpa di chi pur non avendo nessuna responsabilità partecipa impotente alle sofferenze degli altri. Oggi il naufragio coinvolge anche chi sta sulla terraferma ed è il naufragio dell’umano che diventa disumano e ne trova le regole per attuarlo e giustificarlo.
L’articolo 1 del cosiddetto decreto sicurezza 2 segna la perdita dell’orizzonte. Oggi, lunedì, ne parleranno in Consiglio dei Ministri. Chi non rispetta le regole e gli accordi internazionali, mentre sta salvando qualcuno in mare (leggi migranti), viene multato con una pena pecuniaria che va da 3500 e 5500 euro. Nei casi più gravi si arriva alla sospensione della licenza di navigazione. L’ONU ha già avvertito il nostro governo che questo decreto sicurezza viola i diritti umani. Esso ha in sé un’ironia perversa e crudele. Salvare una vita violando delle regole è semplicemente un’infrazione che va multata. Paradossalmente, ciò rende la cattiveria del decreto perfino peggiore che se gli estensori avessero previsto un reato. Più sottile, più disumanamente maliziosa. Un’infrazione. Un fatto amministrativo che può essere sanato con una multa. Siamo di fronte a un coacervo di disumanità e ipocrisia perbenista. Ci si attiene alle regole per scoraggiare il salvataggio di una vita in pericolo. Questo è ciò che chiamo fascismo a spizzico. Esso si differenza da quello pianificatore più tradizionale per il fatto che si insinua ora qua, ora là, una volta sui migranti e sul dovere di salvataggio, un’altra volta sugli striscioni, un’altra volta ancora su un’insegnante. Interventi parziali, a spizzico appunto, che si muovono negli anfratti di una democrazia stanca. Quasi non importa che vengano approvati o respinti dal parlamento, che passino o non passino, importa che arrivi il messaggio d’ordine, quello che gioca sull’insicurezza delle persone e che dà consenso a chi si mostra con le stesse debolezze di chiunque, con gli stessi pregiudizi, con gli stessi difetti, ma con più decisione, con mano forte, di fronte alla paura di chi si sente minacciato da nemici, veri o fantasmatici che siano. Nell’orizzonte che cerco vorrei trovare l’umanità che qui sullo scoglio non c’è più e la vorrei trovare oltre e dopo il naufragio, dopo avere provato vergogna e, nello stesso tempo, indignazione per questa ricerca di regole che rendono legale il disumano. Sulla terraferma vorrei essere in grado di segnare la traccia che da quel punto lontano mi porti qui dove sono e mi renda capace di guardare il paesaggio, che ammiro e nello stesso tempo mi inquieta, con altri occhi.
Andiamo a cercare dunque nell’orizzonte l’umano e portiamolo di corsa qui sulla terraferma. Vediamola per come è: desolata. Facciamo sì che la desertificazione geologica e morale si arresti prima che sia troppo tardi.
*Ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Pisa

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