Gli anniversari in corso e i colpevoli degli ultimi eccidi nazisti del 1944

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di Vasco Ferretti – Nella prima decade del settembre 1944, con l’arretramento dell’esercito tedesco di occupazione lungo la Linea Gotica sugli Appennini Tosco-Emiliani, dopo aver compiuto la strage del Padule di Fucecchio (23 agosto, 175 vittime) e poi quella tra la popolazione di Marzabotto (5 settembre, 760 morti), la ferocia nazista si attenuò.

In questi ultimi giorni di agosto, mentre si svolgono le celebrazioni del 75° anniversario e si torna a onorare la memoria  di questo migliaio di  vittime innocenti, (composte in prevalenza  da bambini, donne e anziani) torniamo a chiederci quali e quanti siano stati i colpevoli di simili efferatezze e quale corso abbia avuto nel condannarle la giustizia civile e militare.

Mentre i tribunali militari italiani per l’eccidio del padule condannavano il generale Crasemann e il capitano Strauch rispettivamente a 10 e a 6 anni di carcere (e per i fatti di Marzabotto il maggiore  Reder con l’ergastolo), il tribunale militare britannico condannava a morte il comandante in capo della Werhmacht feldmaresciallo Kesselring, sentenza immediatamente annullata per volontà di Winston Churchill.

Colpevoli, per i prolungati silenzi durati fino agli anni Ottanta, sono da ritenersi lo Stato e la Giustizia italiana per aver tenuto nascosti –  nel cosiddetto “armadio della vergogna”  chiuso contro un muro a Palazzo Cesi, sede della Procura militare italiana a Roma –  centinaia di fascicoli contro ufficiali tedeschi sui quali per decenni non si sono potute svolgere indagini né pronunciare sentenze.

Colpevole – per non aver quasi mai dato esecuzione alle sentenze di condanna da allora in poi  emanate dai Tribunali italiani al termine di processi a carico di militari tedeschi  giudicati (in contumacia) responsabili di stragi e massacri –  è stata la Repubblica federale tedesca che soltanto nel 2011 ha visto riconosciuta dalla Corte internazionale dell’Aia la propria  giurisdizione in materia.

A un livello di responsabilità certamente inferiore, colpevoli per la morte di così tante vittime innocenti e del perdurante dolore dei loro famigliari, sono state le strategie militari –  quanto meno nel caso del Padule di Fucecchio situato a breve distanza dai combattimenti sul fronte dell’Arno – messe in atto dagli Alleati e della Resistenza. Vediamo perché.

Tra il 21 e il 22 agosto la  V° armata inglese del generale Leese da Pisa si spostò sulla costa adriatica per tentare da là il superamento delle fortificazioni tedesche della Linea Gotica. I tedeschi, ritenendo che da lì a poco la V° armata americana sarebbe  risalita  oltre l’Arno (lo farà, in effetti, ai primi di settembre) prima di inseguire gli inglesi sull’Adriatico, decisero quella che in gergo militare si chiama una “pulizia delle retrovie”.

La formazione partigiana “Fedi”, che fino ad allora, tra un attacco e l’altro ai soldati in transito,  stava riparata negli acquitrini del padule, si sganciò in tempo dalla zona e non ebbe nessuno tra le vittime che, a partire dall’alba del 23 agosto, tra residenti nella zona e sfollati da altre città, caddero a centinaia senza aver avuto alcun segnale di allarme né da chi era fino al giorno prima presente nella zona né dal Cnl territoriale.

Colpevoli al massimo grado furono gli artefici della guerra civile, i fascisti miliziani della repubblica sociale che, schierati a fianco delle falangi naziste, hanno fatto versare sangue fraterno a migliaia di giovani  italiani combattenti per la libertà. Per loro, degli anniversari che sis volgono in questi giorni, soltanto la pietà dovuta ai morti condannati dalla storia.

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