I racconti noir di Mangiante “Insetti!”

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I racconti noir di Paolo Mangiante “Insetti!” – lllustrazione di Sara Carcangiu – Pietro e Lucia si erano incontrati in mezzo al mare, già proprio così, in mezzo al mare, all’inizio dell’estate. Lui si era spinto un po’ al largo nel fare una bella nuotata di crawl, testa sotto, come suo solito, e quando, ormai quasi senza fiato, si era fermato, scrollatasi l’acqua dal viso, si accorse di lei, bellissima e vicinissima, che tranquillamente con la sua tavoletta stava nuotando verso riva.

“Attenta, attenta c’è una medusa!” improvvisò per attirare la sua attenzione.

Lei lanciò un urlo di raccapriccio “Aiuto!” gridò, e mollata la tavoletta, spaventatissima, si aggrappò a lui, come l’unico che potesse salvarla da quel terribile pericolo.

“Ma no, ma no, è solo uno scherzo. Non si spaventi così” cercò subito di rincuorarla.

“Come uno scherzo?” rispose lei incredula e anche un po’ indispettita.

“Sì, non c’è nessuna medusa qua attorno”.

“ Allora lei deve essere matto a spaventarmi così”

“Matto proprio no, ma stralunito dalla sua bellezza sì, e non fidandomi del tutto della mia, ho inventato qualcosa per tentare un aggancio. Ma non speravo davvero che lei si attaccasse a me già così dal primo momento.” Lei, accorgendosi di essere ancora aggrappata a lui, imbarazzata si staccò di scatto e fissandolo in viso per la prima volta gli sorrise, poi, mentre stava per riprendere la sua tavoletta, pensò “Un po’ invadente ma ,a pensarci bene, è proprio un bell’uomo”

E lui ancora: “Scampato il pericolo, si può tornare a riva insieme, no?”

“Solo se non fa più scherzi del genere.”

Così ripresero a nuotare uno vicino all’altro: “Come mai si è spinta così lontano? Può essere pericoloso, si possono incontrare delle meduse, oppure dei bei tipi come me!”

“Odio stare in mezzo a quelli che sguazzano, dove si tocca. Sto sempre ben lontano da tutti, specie dai ragazzini che con i loro giuochi ti spruzzano come niente l’acqua addosso.”

“Beh, solo per un po’ d’acqua?..”

“E’ per i capelli, se mi si bagnano perdono la piega. Vede come li tengo su con questa grossa clips?”

La sera andarono a ballare in un locale sul mare, si strinsero un po’ ballando e poi lui speranzoso di finire bene la serata la portò in collina con la scusa di mangiare una pizza. Ma appena furono serviti. ”Ahia, mi deve aver punto una zanzara” scattò Lucia nel mentre si toccava un punto del polpaccio “Presto, andiamo via di qui, non voglio esser mangiata dalle zanzare.”

“Veramente siamo noi che dovremmo mangiare… le nostre pizze.”

“Non importa, lasciamo perdere, non ho più fame”.

Pietro fece un gesto di incredula insofferenza, ma lei:

“La scongiuro, mi porti via di qui. Con questa ansia non ce la faccio.”

Tornarono sul lungomare, dove per rifarsi delle pizze mancate, di comune accordo entrarono in una gelateria e ordinarono due grandi coppe di gelato.

Ma il brio di Pietro s’era un po’ spento, da quella serata si aspettava di più.

Vedendolo un po’ deluso: “Scusami per prima, ma le zanzare quando mi pungono lasciano certi ponfi che durano settimane. Ora però non voglio rovinarti ulteriormente la serata. Vieni, “lo incoraggiò accarezzandogli il viso con una mano,” andiamo a casa mia.”

L’appartamento di Lucia fu una vera sorpresa per Pietro. Le pareti bianchissime, a terra grandi piastrelle bianche, i rari mobili candidi e lucidi pure essi.

“A vedere casa tua vien da pensare che tu, quasi fossi una monaca, abbia bandito il colore dalla tua vita.”

“Ma no, non è vero, i miei vestiti sono in genere molto colorati. Guarda un po’ qui.” per convincerlo aveva aperto le ante di un armadio”. Ce ne sono di tutti i colori, Prada, Zara, Benetton…”spiegava con un certo compiacimento.“ Ma la casa invece mi piace così, semplice, razionale”.

“Addirittura minimalista, direi” aggiunse lui per dare un tocco culturale alla conversazione. Ma lei sviò l’invito, rispondendogli in termini molto pratici:

“Certo non mi piacciono i fronzoli, servono solo a raccogliere polvere. E l’ho voluta chiara, pavimenti e pareti, così se dovesse passare qualche bestiolina lo posso vedere bene.”

“ Ma a quali bestioline alludi? Io in casa non mai pensato di averne.”

“Lo dici tu. Qualche ragno o qualche formica può sempre entrare, per non parlare delle zanzare.”

“Non torniamo sull’argomento zanzare, ti prego”

“ Hai ragione, scusami. Ora ti faccio vedere la camera da letto…”

“Così va meglio…”

La casa era evidentemente modulata secondo le sue esigenze.

I mesi passavano e i due ormai filavano perfettamente insieme.

Salvo che una volta, era già notte e Pietro a casa sua, spenta la televisione, si era infilato a letto e, dopo il prologo di un libro non sufficientemente stimolante, era caduto in una sospirata dormita, quando improvvisamente sentì il telefonino che squillava debolmente, dimenticato nella giacca appesa nell’armadio. “Accidenti. Chi è che rompe.” Si precipitò giù dal letto a piedi nudi per rispondere:

“Pronto, chi parla? Ah sei tu e che c’è? Perché mi chiami a quest’ora? Dalla voce mi sembri spaventata”

“Terrorizzata, direi. Pietro, sulla parete c’è un ragno terribile…”

“Come terribile?”

“Sì, un ragno enorme schifosissimo, vieni presto, vieni ad ammazzarlo”

“Non puoi farlo tu? Che cosa ci vuole per ammazzare un ragno?” Non gli andava proprio di doversi rivestire, correre giù per la scale, tirar fuori la macchina dal garage, andare, posteggiare… e tutto poi per un ragnetto.

“No, ho troppa paura, vieni subito, ti prego, prima che scappi via”

“Beh, se andasse via” cercava di convincerla speranzoso “il problema sarebbe risolto, no?”

Non lo lasciò finire: “Come risolto? Sarebbe ancora peggio!! Non capisci che rimarrei tutta la notte sveglia, in ansia, non sapendo dove si è nascosto, dove si aggira …magari poi, quando spengo la luce, mi piomba sulla testa”

Inutile continuare, aveva vinto lei, bisognava rivestirsi e andare.

Arrivato da lei, dovette armeggiare con una scala per arrivare al ragno. Finita la mattanza, sceso dalla scala, Pietro non poté trattenersi: “Come vedi ho eseguito. Ma c’era bisogno di smuovermi dal letto? In fin dei conti un ragnetto non ha mai ammazzato nessuno…”

“E’ inutile che discutiamo, io dai ragni sono sempre stata terrorizzata.”

“Uffa! Anch’io non voglio discutere, sono stanchissimo. Piuttosto, visto che mi hai svegliato e ti ho accontentato, me lo fai un caffè?”

“Certo, te lo faccio subito. Sei stato un vero tesoro a venire. Ma un caffè a quest’ora? Non vuoi piuttosto un Nescafé?”

“No, no un caffè normale, io dormo lo stesso. Semmai mettici un po’ di zucchero in più ”.

“Zucchero? Ma io non ne ho.”

“ Come non hai zucchero?”

“Io non tengo mai zucchero in casa.”

“E perché mai?”

“Per le formiche.”

“Che cosa c’entrano le formiche?”

“Certo che c’entrano le formiche, se sentono il sapore dello zucchero le formiche entrano in casa a frotte.”

“ Non ci posso credere. Mi sembra che tu qualche volta esageri…”

“Esagero? Ma lo sai che quando abitavo a Lavagna una volta che rovesciai un po’di zucchero per terra ,il giorno dopo mi trovai la cucina letteralmente invasa dalle formiche, e poi, non ti dico per mandarle via, quanto veleno ci volle, fu davvero un’impresa”.

Era praticamente passato un anno, e per questo decisero di festeggiare insieme l’anniversario.

“Domani andremo a fare una bella gita, un bel pic-nic sull’erba.”

“Va bene ma porta un bel plaid perché nell’erba si nascondono tante bestioline”.

“Ma va là, bestioline, avremo altro da pensare…”

La mattina dopo la giornata sembrava incerta, il cielo era cosparso di nuvole, per questo Pietro lì per lì aveva un po’ esitato a riproporre la gita in campagna, ma poi quando una leggera brezza di tramontana sgombrò la nuvolaglia e il sole tornò a dominare trionfante, prese il telefono: “Preparati, presto, che ti passo a prendere, c’è il sole…Sì, ho preso il plaid, sarà una bella giornata, in tutti i sensi.”

In auto il bel tempo che tornava infondeva spensieratezza: “Pensa, Pietro è già trascorso un anno…”

“E ne passeranno altri. E ogni volta festeggeremo così.”

La macchina fece molti tornanti per arrivare lassù da dove si spaziava tutta la circonferenza del golfo.

Per arrivare al pianoro attraversarono un piccolo tratto di bosco, ma a un tratto Lucia si fermò: “Guarda là fra quei due rami…”

“Che c’è, ti spaventi anche per una ragnatela?”

“Certo, non hai visto che ragnaccio c’è là, al centro?”

“Da lì stai certa non si muoverà, non sei certo tu la vittima che aspetta!”

“Io però ho paura lo stesso.”

“Ormai l’ho capito, sei affetta da una vera aracnofobia. Ma devi tranquillizzarti, Lucia, te lo ripeto, in Italia non ci sono ragni velenosi, nessuno è mai morto per un ragno. Ora andiamo, che mi venuta fame.”

La prese per mano e fatti ancora pochi passi raggiunsero un sito sgombro di alberi, lì stesero il plaid e una tovaglietta bianca su cui posarono i sacchetti di plastica con la frutta e il pane e la borsa con dentro i contenitori delle vivande, frittata, cotolette e lasagne al forno che Lucia il giorno prima aveva preparato con cura. Lucia si apprestava ad aprire la borsa per disporre in bella vista il cibo, ma Pietro la cinse la vita e con dolce determinatezza la rovesciò sul plaid prima che potesse cominciare ad apparecchiare.

“Ma non dovevamo mangiare prima…”

“Così avremo più appetito.”

Dopo l’amore, presero d’assalto le vivande…

“Attento a non fare bricciole…”

“Che poi arrivano le formiche…” completò lui facendole il verso.

Alla fine si stesero beati a prendere il sole, ma dopo circa un’ora il venticello era calato e le nuvole tornavano ad oscurare la loro gioia di vacanza e a farsi minacciose.

Quando caddero le prime gocce raccolsero in fretta il plaid e quanto era rimasto del pic-nic, avviandosi poi di corsa a chiudersi nell’auto che già scrosciava.

“Presto chiudi i finestrini prima che si bagnino i sedili”.

Tutto sommato Pietro era soddisfatto della gita e guidando prese a canticchiare una vecchia canzone, ma improvvisamente fu interrotto da un urlo lancinante: “C’è un ragno, frena, un ragno è entrato nella macchina…” Ma Lucia non poté finire la frase perché Pietro, preso alla sprovvista, frenò di colpo, l’auto prese a slittare sull’asfalto bagnato e quindi uscì di strada precipitando giù nel burrone.

Lucia morì sul colpo. Pietro se la cavò, con qualcosa come diciassette fratture, ferite lacere e una grave commozione cerebrale. Quando uscì dal coma dopo diversi mesi ormai completamente smemorato, non riconosceva più le cose e le persone. Era in uno stato di completa abulia e fu affidato perciò a un istituto.

Vive così da anni come un sonnambulo. Pare che gli infermieri che lo seguono abbiano detto ai parenti i quali, ormai senza speranza, qualche volta lo vengono a trovare, che gli unici momenti in cui inaspettatamente sembra si svegli dalla sua apatia sono quando intravvede un ragno o qualche altro piccolo insetto, che allora, colto da un improvviso raptus, si avventa si di loro urlando per schiacciarli e calpestarli con una rabbia davvero incomprensibile.

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