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I racconti noir di Paolo Erasmo Mangiante “Carlino e il pesce”

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PREFAZIONE

Alcune delle storie raccontate sono realmente accadute, ma ancor più della riservatezza mi allontana l’idea di indicarle, la constatazione che spesso la realtà si confonde con la fantasia e la fantasia con la realtà da far sì che la prima sia molte volte più vera della seconda e la realtà più fantastica dell’immaginazione.

 

CARLINO E IL PESCE

Carlino pur con la sua grande passione per la pesca, era stufo di pescare al bollentino o con la canna, perché, malgrado avesse provato una gran varietà di esche, tirava su sempre ben poco,solo pesciolini. Per la sua mania e per gli scarsi risultati delle sue pescate i suoi due fratelli e gli altri amichetti lo prendevano in giro quando lo vedevano tornare con il secchiello vuoto. Ma più dei loro lazzi lo feriva la scarsa considerazione di Marisina che già da due anni con le sue treccine bionde lo aveva battezzato “Martin pescatore” e anche se lui protestava che non si chiamava Martino ma Carlino, lei si compiaceva ancora di più di quel suo nomignolo e continuava a dargli del Martin pescatore. Ma perché Martino? Le chiese una volta. “Perché sei generoso come San Martino e distribuisci le tue esche ai poveri pesci come San Martino il suo mantello al mendicante. Insomma Martin come pescatore non hai speranza, più che prendere, tu dai”. Forse anche per questo Carlino non voleva più avere a che fare con le esche.

E da allora quando vedeva uscire dall’acqua giovanotti fieri e gocciolanti con la fiocina carica di grossi pesci, li invidiava e ancor più si convinceva che, per prendere qualcosa d’importante bisognava immergersi nelle profondità del mare. Ma i suoi genitori da quel lato non ci sentivano.

Carlino non aveva ancora compiuto i dodici anni quando finì la terza media .Era avanti di un anno e gli esami di terza gli erano andati molto bene così da meritare in regalo quel respiratore per la pesca subacquea che prima gli avevano sempre negato con la scusa che era ancora troppo piccolo per utilizzare uno strumento così pericoloso. Appena arrivato in Corsica si era subito tuffato con il respiratore per provarlo e nei giorni seguenti con pinne e fucile subacqueo si era tuffato in cerca di prede. I risultati però era stati deludenti e i fratelli e gli amichetti avevano continuato a esprimere malignamente la loro opinione sulle sue doti di pescatore. Quei giudizi malevoli ferivano in profondità il suo amor proprio che con quella sua attività sportiva sperava di riscattare almeno un po’ l’insicurezza che già gli dava il suo fisico non molto alto e grassottello. E di più lo urtava il nomignolo che continuava a dargli quella Marisina che ora alta e secca in spiaggia vezzeggiava già un due pezzi non si sapeva bene a coprire che cosa che quelle due puntine lì sul petto non potevano certo dirsi due seni neppure da paragonare alle due masse di ciccia che aveva lui lì davanti.

Leggendo Il vecchio e il mare sognava di essere protagonista anche lui di una magnifica impresa.

Così Carlino continuava ad immergersi, pesci però non ne pigliava. In una settimana era riuscito a fiocinare solo un piccolo pagaro. Tuttavia non demordeva e ispirato dalla sua lettura andò a interrogare il vecchio pescatore che di lato alla sua barca di pomeriggio rammendava le reti che ogni mattino ancora buio stendeva nel mare per tirarle a riva alla sera con un magro ma sicuro bottino di piccoli pesci.

“Come va con la pesca?”

“Non mi lamento, ma il mare è avaro. Sono più furbi i miei fratelli che vanno con le pecore e le capre su per la montagna.”

“ Però qualcosa prendi. Io invece vedo solo pochi pesci e quando tento di arrivare a tiro, sono già belli scappati.”

“ Ma ogni anno è peggio. Qui a riva c’è sempre stato poco. E io non ho più la forza di spingermi al largo con barca dove c’è veramente da pescare. Ma tu con tutto quell’armamentario potresti spingerti fuori in aree più pescose.”

“E dici bene. Ma non si può andare così a casaccio, i pesci sono come i funghi hanno i loro posti privilegiati.”

“Certo, se rimani qui davanti a questa spiaggia sabbiosa non piglierai mai nulla di importante. Se vuoi dare retta a un vecchio che ha vissuto solo di mare, io andrei laggiù. Lo vedi sulla destra il promontorio che chiude la baia? Quel capo scosceso pieno di rocce? Lì dietro potresti trovare qualche bella sorpresa. E poi se vuoi un consiglio, ti ho visto in mare, cerca di essere meno focoso, con quello sbattere di pinne mi spaventi tutti i pesci. Quelli sono mica scemi, come ti sentono non stanno certo ad aspettare te.”

“Devo pur muovermi però…”

“Con calma, bisogna avvicinarsi con cautela, lentamente e poi star fermo ad aspettare, non li devi cercare tu, sono loro che devono venire da te.”

“E sì che i pesci vengono da me!”

“Sicuro, se ti sai muovere bene come loro e li sai aspettare. Se li vuoi avvicinare, devi diventare un pesce anche tu.”

Ora col vecchio pescatore stava ore intere a parlare di pesci e di mare e ogni giorno imparava qualcosa che non sapeva.

“Allora Carlino,vieni con noi a fare una giretto in bicicletta?”

“No, grazie, ho di meglio da fare oggi.”

“ E cosa hai da fare? La solita immersione infruttuosa ?”

“E vedrete… oggi ho un grande obiettivo.”

“Mah. Contento te, di perdere così il tuo tempo! Intanto non pigli mai niente.”

Intervenne Marisa: “Ma lasciatelo in pace. Se gli piace andare a pescare, che vada !”

Marisa Carlino non lo guardava nemmeno, presa com’era dai capelli biondi e dagli occhi cerulei di suo fratello Mario, ma gli dava fastidio che gli altri ragazzi si accanissero sempre contro di lui.

A Carlino invece quell’insperato aiuto di Marisa mise un certo fuoco dentro che le sue guance non seppero nascondere: “ Vedrete, vedrete…” gridò tutto accalorato, ma non sapeva in verità aggiungere che cosa avrebbero visto.

“ Sì, si chissà mai che cosa vedremo.”

“Inforca la balena, Martin pescatore!” Si sentì l’augurio di Marisina. Inforcarono le biciclette e lo lasciarono lì impastrocchiato nei suoi sogni a due passi dalla spiaggia mentre armeggiava coi suoi attrezzi marini.

Carlino era deciso ad esplorare il tratto di mare che gli aveva suggerito il pescatore dietro al capo roccioso, che chiudeva la baia sulla destra. Era lontano almeno tre chilometri ma aveva tutto il pomeriggio a disposizione. Il mare era appena increspato da un lieve soffiare di vento e la fatica per attraversare tutta la baia, immerso più nei sogni che fra le onde, non l’avrebbe neppure avvertita.. Una bella nuotata e poi giù a capofitto a caccia di qualcosa di grosso! Il sole complice mandava i suoi raggi dorati a giocare con la bianca schiuma sollevata dal ritmico movimento delle sue pinne . Un bel dentice o una bella cernia, mano a mano che si avvicinava le future prede si facevano più grandi e il vuoto scavato da tutti quei giorni di attesa e di sberleffi gli si riempiva sempre più di speranza. Il vecchio la sa lunga. È furbo, mi ha svelato questo posto perché là fra quegli scogli non può gettare le sue reti o forse perché pensava che io non ci sarei mai arrivato. Giunse in prossimità della scogliera che i muscoli delle gambe già incominciavano ad appesantirsi. Ma ormai era arrivato. Ce l’aveva fatta. Guardò giù con la maschera, l’acqua lì era davvero profonda da non vedersi la fine, carica di mistero e di grandi promesse. Gonfio di soddisfazione abboccò il tubo del respiratore e con una semicapriola si immerse in quell’ignoto profondo tanto vagheggiato.

Non degnò d’attenzione i pesci di superficie e continuò a scendere a colpi fluidi di pinne fino a quasi raggiungere il cupo del fondale.

Ora, come aveva consigliato il vecchio, si muoveva lento fra gli scogli ricoperti di coralli bianchi, di alghe verdi e di altri colori.

A un tratto intravide il muso di una murena spuntare fuori della sua tana in agguato, e per un attimo fu tentato, ma era un colpo difficile, l’arpione poteva infrangersi sulla pietra, e poi lui cercava qualcosa di più di una murena.

In acque sempre più scure vide tre o quattro sagome argentee fuggire rapide. Non le seguì. Dei pagari probabilmente, non sono la mia preda oggi, voglio qualcosa di più importante. Così non si curava né dei polipi avvinghiati agli scogli né di alcune aragoste che allevano sulla sabbia.

Era già un bel po’ che si aggirava senza frutto in quegli anfratti, forse aveva già quasi esaurito la scorta di ossigeno e l’entusiasmo di trovare la preda sperata stava per scemare del tutto, quando dietro uno spunzone di roccia improvvisamente vide una massa rosea lucente aggirarsi maestosa. Era lei, la tanto desiderata, una cernia grande come non ricordava d’avere mai visto. Forse quella di cui favoleggiavano i pescatori del luogo. Smise quasi di respirare. Si bloccò. Era ancora un po’ lontana, bisognava stare fermi, aspettare che venisse lei, come diceva il vecchio. Si appiattì quasi contro la roccia per non farsi scorgere e attese. Lei si muoveva con tutta calma forse era in caccia anche lei. Il tempo passava e lui attendeva che venisse a tiro, non poteva mancarla I minuiti sembravano ore. Poi, finalmente si volse verso di lui, ma ancora stette fermo. Ora quando si gira e mostra la pancia, ecco, ora devo premere il grilletto. ZZzzssssccc la fiocina era partita fendendo l’acqua con un fruscio di schiuma che impediva la vista immediata e per un attimo non vide, non capì più nulla. Poi senti lo strappo e il tendersi del cordone così rapido e forte che quasi perdeva il fucile di mano. Strinse forte l’impugnatura e allungò le braccia seguendo il cordoncino teso che lo tirava via e lo trascinava giù. Vai pure, vai che ormai ti ho preso e non ti mollo più. La grossa cernia non mollava e lui ormai non aveva bisogno delle pinne per andare perché era lei che lo tirava giù fra i roccioni in profondità, in una strettoia Carlino senti la spalla strisciare contro la roccia viva, ma preso dalla caccia non avvertiva dolore né si accorgeva del rivolo di sangue. Ti ho preso cara mia, è inutile che tiri tanto, io non ti mollo e prima o poi ti stancherai. Sentiva che tutte le passate fantasticherie erano legate a quel filo che lo trascinava nella più bella storia della sua vita.

Non si curava del presente, pensava al dopo quando sarebbe emerso con quell’enorme cernia fra le braccia ancora infilzata nell’arpione. Vedeva i visi increduli dei suoi fratelli e quelli stralunati degli amichetti. Altro che Martin pescator! Ora anche Marisina gli avrebbe creduto. La sua euforia cresceva, non poteva crederci, e a un tratto il petto gli si gonfiò di una gioia che non aveva mai sperimentato prima, tutto il paese avrebbe saputo, sarebbe venuta a vedere la sua grande preda; lo avrebbero fotografato, forse ne avrebbero parlato i giornali e mentre i polmoni continuavano a gonfiarsi di un non si sa che un gran sorriso si delineò sulla sua bocca.

E con quel sorriso aperto, la mano serrata sul fucile e una cernia gigantesca infilzata nella fiocina, adagiato sul fondale lo trovarono i sommozzatori della Marina la mattina dopo.

Al funerale tutti i pescatori accorsi erano concordi: una cernia così da quelle parti non si era mai vista.

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