Dalì junior rivela la psicanalisi e la relatività insite nell’opera di suo padre. A Matera 200 opere in mostra

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di Veronica Ferretti –  Il surrealismo di Salvador Dalì per Matera capitale europea della cultura Duecento opere di Salvador Dalì – artista interprete come pochi altri della realtà drammatica del primo Novecento, sconvolta alle guerre, e più ancora della contraddittorietà della condizione umana in ogni tempo – dallo scorso mese di dicembre, con l’inaugurazione di Matera Città europea della Cultura per il 2019, rappresentano lo straordinario motivo di attrazione dell’antica Città dei Sassi.

La mostra continuerà fino al termine del prossimo mese di novembre all’insegna del tema ”Persistenza degli Opposti” che genera opere monumentali quali “Grande Orologio molle”, la “Danza del tempo”, l’ “Elefante spaziale” e una molteplicità di altre sculture di minor dimensione, ma di pari effetto surreale e straniante dell’arte rappresentata dal Maestro catalano.

I quattro i temi rappresentati dall’insieme di queste opere suggestive – la caducità del tempo e della nostra esistenza,  l’involucro duro e l’interno molle delle cose, la metamorfosi e la religiosità – rispetto alla millenaria storia dei Sassi di Matera, icone di sopravvivenza antropologica al trascorrere del tempo da una civiltà all’altra, si presentano come una vera e propria persistenza degli opposti fruibile lungo il variegato percorso multimediale della mostra realizzata  in collaborazione con la società Dalì Universe.

Josè Van Roy Dalì rivela la psicanalisi e la relatività insite nell’opera di suo padre.

Detto questo della grande rassegna in corso, avendo avuto il piacere di incontrare il figlio di Salvador Dalì accolto con grandi onori a Matera, viene spontaneo chiedergli se anche la Fondazione-Museo allestita nel 1983 da suo padre a Figueras abbia un percorso altrettanto ricco di sorprese e di straordinarie scoperte.

In realtà l’inaugurazione del museo paterno di Figueres, doveva rappresentare, nelle intenzioni di mio padre, un vero e proprio omaggio a mia madre. Infatti la data stabilita per l’inaugurazione del Museo Gala Salvador Dalì era stata indicata per il 7 settembre 1974, giorno del compleanno di mia madre, ma per motivi tecnici scivolò fino al 28 delle stesso mese.

Il suddetto Museo, grazie alla sua originale peculiarità, era ed è rimasto tuttora una visita obbligata per gli estimatori di mio padre e delle sue prestigiosa opera artistica. Non a caso, già negli anni Ottanta era, di fatto, il secondo Museo più visitato d’Europa. Diversamente dal primo –  ovvero il Salvador Dalì Museun a St Petersburg in Florida, inaugurato con il beneplacito di mio padre il 7 marzo del 1962 –  ma non di certo meno spettacolare e straordinario, quello di Figueres brilla di luce propria e rappresenta un vero e proprio emblema mondiale del Surrealismo.

 

E’ stato scritto che il Surrealismo di Dalì non ha uguali per l’accostamento di figure realizzate con la perfetta tecnica artistica di chi come lui ha frequentato l’Accademia. Inserite in scenari e situazioni oniriche, manifestano le visioni dell’inconscio, la precarietà del tempo, la persistenza della memoria e il mistero dell’esistenza. Viene perciò naturale chiedere se Salvador Dalì, oltre alla conoscenza della psicanalisi di Freud, abbia studiato e recepito nelle sue opere anche la relatività spazio-temporale formulata da Einstein.

È innegabile e fuor di dubbio l’attrazione fatale di Dalì per tutta la psicanalisi e i suoi derivati, come si evince nelle sue opere e successivamente in alcuni suoi libri, sin da prima del suo unico e storico incontro con Sigmund Freud nel 1938; opere e libri che, in un certo senso, rappresentano un buon concentrato di Surrealismo e di Psicanalisi pittorica in lavori quali: “Spettro di due automobili” del 1929, “Spettro della libidine del 1934, “Prospettiva del 1936, “Donne con teste di fiori che trovano la pelle di un pianoforte a coda sulla spiaggia” del 1936 e altre.

Nella “Persistenza della memoria” del 1931, oggi conservata presso il Museo of Modern Art di New York, Dalì, per il fatto che lo abbia dipinto in appena due ore a causa di una emicrania, è chiara l’inflenza dell’argomento trattato in prima  di allora nelle indagini di fisica quantistica da parte di Albert Einstein che due anni prima della realizzazione dell’opera in oggetto, scrisse sul New York Times: “Quando un uomo siede due ore in compagnia di una bella ragazza sempre sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa rovente per un minuto e gli sembrerà che siano passate due ore. Questa è la relatività.

 

 

 

 

 

 

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