La belle époque (film), 2019

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di Stefania Guidi – La bellissima Fanny Ardant ha 70 e interpreta la signora Drummond, donna che non accetta lo scorrere del tempo e decide, per fermarlo, di iniziare una relazione con un uomo più giovane di cui è psicanalista. I due non condividono nulla, a parte il letto, e anche quello con poca
convinzione.

Il signor Drummond non riesce più a lavorare ed è costretto a lasciare casa.
Il figlio regala al padre la possibilità di rivivere un giorno in un determinato periodo storico, affidandosi a un’agenzia che ricostruisce esattamente ciò che si vuole rivivere. Il signor Drummond decide per quella sera del 1974 in cui ha incontrato la moglie. Consapevole che tutto è finto si innamora dell’attrice che prende i panni di quella che sarebbe diventata sua moglie. E l’attrice stessa non è indifferente al suo fascino, tanto da fare ingelosire il regista, suo partner turbolento e sconclusionato.
Il film è originale, pur ricordando a tratti “The Truman show”, con attori molto bravi.

Solo in alcune scene risulta lento e non tutti i passaggi sono chiari a una prima visione.
La tematica amorosa è preponderante. L’amore viene visto nel suo momento iniziale, quello della passione e nel momento critico, quello della noia che lo può cogliere dopo i numerosi di anni di matrimonio. Il punto cruciale è, però, la difficoltà di accettarsi ormai settantenni.

La signora Drummond abbandonando il marito scappa da sé stessa, dalla decadenza inevitabile dell’età senile. Ha un guizzo di adolescenza che viene condannato da chi le sta accanto, ma ha anche gli strumenti intellettivi per fare autoanalisi, tornare sui suoi passi e guardare in modo critico e costruttivo quelli che sono stati i suoi atteggiamenti sbagliati dettati dalla paura, umana, dello scorrere
irrevocabile del tempo.

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