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La giustizia e i crimini di guerra, forse indennizzi per le vittime

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di Vasco Ferretti- Tra speranze e delusioni che durano ormai tre quarti di secolo è finalmente la Cassazione a pronunciarsi in merito al risarcimento dei famigliari per danni di crimini di guerra avvenuti in Italia o in Grecia sostenendo che nessun giudice italiano può rifiutarsi di eseguire le sentenze di risarcimento rivalendosi su beni immobili posseduti dalla Germania in questi paesi.

La vicenda giudiziaria nasce in Grecia per iniziativa dell’avvocato Stamoulis ( in precedenza si era occupato della strage nazista del 1944 avvenuta a Distomo con 218 vittime civili) il quale una volta ottenuta dal tribunale greco di Livadia la sentenza di condanna delle Germania federale per tale eccidio aveva chiesto al governo greco di dare esecuzione al risarcimento dei parenti delle vittime.

Il governo greco, dopo aver minacciato di pignorare e vendere il Goethe Institut tedesco di Atene, desistette a seguito della sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che rimetteva la questione dell’immunità nelle mani dei singoli Stati.

La sentenza diceva però anche una cosa nuova: se i cittadini di Distomo non potevano vedere eseguita in Grecia la sentenza dei risarcimenti, lo avrebbero potuto fare in un altro paese ove fosse stato richiesto il titolo esecutivo greco. L’avvocato Joachim Lau che da anni vive in Toscana prese in mano la vicenda giudiziaria e dieci anni fa ottenne il ricongiungimento della sentenza esecutiva greca preso la Corte di Appello di Firenze.

L’avvocato Lau ha dovuto poi lottare contro la dura resistenza messa in atto dalla Germania che si appellava ad accordi postbellici e ad una controversa sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja emessa (con voti non unanimi) nel 2011. Essa attribuiva alla sola Germania la giurisdizione in materia di sentenze e atti esecutivi delle stesse riferite a crimini di guerra compiuti nei paesi occupati dai tedeschi nel corso della seconda guerra mondiale

Ma con la sentenza 238 del 2014 la nostra Corte Costituzionale riteneva illegittima quella sentenza dell’Aja E’ stato allora che l’avvocato Lau ha chiesto di poter ottenere quei risarcimenti attingendo a bene di proprietà della Germania in Italia come quelli che Trenitalia vanta nei confronti delle ferrovie tedesche Deutsche Bahn,. Il processo è così finito in Cassazione dove il ricorso avanzato dalla Germania è stato dichiarato inammissibile ed è stato inoltre sancito che “nessun giudice italiano può rifiutarsi di eseguire tali sentenze di risarcimento.

La battaglia giudiziaria oggi va oltre la sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja, che dopo aver negato ai parenti delle vittime ogni diritto al risarcimento, consigliava alla Germania di fare opera di pacificazione mediante il sostegno a iniziative culturali. Il punto adesso è di natura economica. Secondo il giudice militare Luca Badaia la stima per un risarcimento complessivo, oltre a quanto già erogato nel 1961, è di 100 milioni di euro solo per i parenti delle vittime italiane che in massima misura appartengono all’area tosco-emiliana

Gli ultimi superstiti e i tanti eredi delle vittime uccise nelle stragi naziste che, oltre al dolore della perdita, ebbero danni rilevanti dalla privazione di uomini che erano la risorsa lavorativa delle rispettive famiglie, attendono e sperano anche se nelle cerimonie delle ricorrenze rituali nulla di quanto abbiamo fin qui detto viene affrontato nel corso degli incontri italo-tedeschi.

Niente di tutto questo è stato chiesto a metà agosto né a Fivizzano al Presidente della Repubblica tedesca né a Monsummano al Console germanico di Firenze ambedue invitati e presenti per la cerimonia della ricorrenza , presente anche il governatore della Toscana Enrico Rossi.. Rievocata la ferocia nazista , si è parlato di riconciliazione (doverosa, ma che non esclude il giusto risarcimento dei parenti) e si è visto una modesta donazione tedesca per il restauro del monumento ai caduti.

Dal Consolato anni or sono vi è stata anche una elargizione di: decine di migliaia di euro per ristrutturare un edificio, la Dogana di Ponte Buggianese, ove è affissa la dicitura ‘ Centro di Ricerca per la strage del Padule di Fucecchio’. Ma ricerche storiche non vi si fanno in quanto non vi opera alcun Comitato scientifico oltre al fatto che l’edificio è aperto al pubblico in modo saltuario.

Quanto agli altri Comuni che hanno avuto propri cittadini vittime di quell’eccidio ognuno coltiva il ricordo delle proprie vittime. Larciano (insignita da Ciampi Medaglia d’oro al valor civile) ha un piccolo cimitero a Castelmartini. Monsummano – che pur avendo avuto il numero maggiore di vittime della strage del padule è stata insignita soltanto di una medaglia d’argento al valor civile, (urge, quindi, una riparazione) – ha uno spazio dedicato al tragico evento nel proprio Museo del territorio e una cripta con lapidi al cimitero comunale.

Meglio sarebbe stata, tra i dieci Comuni interessati, l’erezione di un mausoleo comune alla memoria nel quale riunire le centinaia di lapidi sparse in tutta l’area palustre, spesso soggette all’ignobile vandalismo di quanti disprezzano le vittime civili della nostra storia più recente.

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