La Lettera di Bruce

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di Ettore Neri –
“Got down on my knees, grabbed my pen and bowed my head
Tried to summon all that my heart finds true
And send it in my letter to you.”
Con questi versi di totale e profonda apertura Bruce Springsteen immerge il brano che da il titolo al suo nuovo lavoro direttamente nell’intimo di ogni possibile ascoltatore.

Il Boss è tornato e con la sua Letter to you si è piazzato direttamente al primo posto della classifica degli album e anche in quella dei vinili più venduti della settimana secondo le rilevazioni Fimi/Gfk.
Letter to you, prodotto con la mitica The E Street Band, è il ventesimo album di inediti del Boss e segna il ritorno alla collaborazione di Bruce Springsteen con la E Street Band dal tour di “The River” del 2016.
L’uscita dell’album è stata contemporanea alla diffusione sul web del video di Letter to you che, girato tutto in bianco e nero, mostra Springsteen e la E Street Band al lavoro in sala di registrazione.
E’ una bellezza vedere scorrere nelle immagini, i volti, i corpi invecchiati ma sempre più carichi di fascino e bellezza di “Professor” Roy Bittan, Little Steven, Garry “W” Tallent, Jake Clemons (nipote e degno erede dell’indimenticabile Clarence “Big Man” Clemons), Charles Giordano, Nils Lofgren, Patti Scialfa e “The Mighty” Max Weinberg.
Le loro liriche, oramai, non sorprendono più ma offrono il grande piacere della riscoperta di un genere che oramai è entrato nella storia della cultura popolare mondiale e che può essere considerato a buon diritto “un classico”.
Segnalo, oltre a Letter to you, sulla base di una mia naturale affinità dell’anima la dolce e struggente Janey Needs A Shooter , la crepuscolare One Minute You’re Here, la steinbeckiana Rainmaker e Ghosts di cui è già disponibile anche il bellissimo video e che viene presentata così dallo stesso Springsteen: “Ghosts è un brano che fa emergere la bellezza e la gioia di essere in una band, e il dolore che scaturisce dalla perdita di qualcuno a causa di una malattia o del tempo, cerca di parlare direttamente allo spirito della musica, qualcosa che non appartiene a nessuno di noi ma che può solo essere scoperto per poi essere condiviso insieme. Questo spirito risiede nell’anima comune della E Street Band, alimentato dal cuore”.
Il video di Ghosts ha molti richiami al tempo passato con immagini di Springsteen e dei componenti della E Street Band giovani e scanzonati.
E’, questo, uno dei tanti segni di quanto Letter to you sia un album dedicato alla lunghissima storia musicale e di amicizia di un sodalizio artistico che permane indissolubile da decenni.
Forte è anche il ricordo dei compagni di viaggio che non ci sono più: Clarence Big Man Clemons e Danny The Phantom Federici, un tempo colonne della E Street Band, e George Theiss, il fondatore dei Castiles, la prima band di Springsteen, morto nel 2018 a cui sono dedicati esplicitamente due brani: Last man standing e, appunto, la bellissima e robusta Ghosts, un pezzo con batteria e chitarre in pieno stile springsteeniano.
Tre dei dodici brani presenti nell’album sono stati scritti negli anni settanta: Janey needs a shooter, If I was a priest e Song for orphans che sembra un omaggio alle grandi liriche di Bob Dylan.

Letter to you è anche l’ennesima prova della straordinaria grandezza della E Street Band: nonostante il disco sia stato registrato in studio, al Thrill Hill Recording nel New Jersey, la Band suona come in un concerto dal vivo sotto la sapiente direzione di Steve Van Zandt e tutti i musicisti danno il meglio di loro.
A proposito del suo ultimo lavoro Springsteen ha affermato: “Amo l’essenza quasi commovente di Letter To You. E amo il sound della E Street Band che suona completamente live in studio, in un modo che non avevamo quasi mai fatto prima, senza nessuna sovraincisione. Abbiamo realizzato l’album in soli cinque giorni, e quella che ne è venuta fuori è una delle più belle esperienze di registrazione che io abbia mai vissuto”.
Lo sappiamo da sempre: alla fine lo stile e la musica di Springsteen sono come i sigari toscani o come le moto: o non ti piacciono e li detesti o li adori fino a farli diventare parte essenziale e inestirpabile della tua vita e non vedi l’ora di accenderne uno (di toscani) o di sentire il vento in faccia e il suono del motore del tuo cavallo a due ruote nelle orecchie.
Per me vale la seconda modalità, compresa la voglia di ascoltare ancora nuovi brani del Boss.
In tutto questo una cosa è certa: questo album potrà esplodere veramente nel cuore di tutti gli innamorati dei ragazzi del New Jersey soltando quando, speriamo presto, finita la pandemia, potremo ritrovarci in cinquanta a centomila in uno stadio o in un qualsiasi immenso spiazzo a vedere salire Springsteen & The E Street Band sul palco e potremo ascoltare i dodici brani dal vivo, senza mascherine e senza più paura di chi ci sta vicino.
Perché è certamente il concerto dal palco, dal vivo il luogo naturale per Letter to you.

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