La memoria è un vaccino – Liliana Segre “Ho scelto la vita”

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di Annalisa Bugliani – La memoria è un vaccino prezioso e “ci aiuta a combattere con intelligenza e moderazione i miasmi del totalitarismo che una società conserva, nonostante tutto, nel suo inconscio, nel retrobottega della sua storia collettiva, familiare, personale”.
Un mese dopo il suo novantesimo compleanno e a trent’anni da quando iniziò a girare per le scuole, la Senatrice Liliana Segre è apparsa per la sua ultima testimonianza pubblica sulla sua vita come deportata ebrea e con famiglia sterminata il 9 di Ottobre 2020 ad Arezzo.
La senatrice ha deciso di fare la sua ultima apparizione per motivi legati a limiti di età e ai rischi legati alla pandemia.
Liliana ha iniziato ringraziando con affetto l’associazione Rondine in cui giovani provenienti da Paesi in conflitto convivono in un piccolo borgo dell’Aretino e ha poi lasciato una testimonianza, per noi e per le prossime generazioni, che è fondamentale e indelebile per la memoria e la cui lettura muove a commozione al punto che è impossibile trattenere le lacrime.
Questo fondamentale testo viene pubblicato e distribuito oggi con Il Corriere della Sera dopo soli venti giorni da quell’ultimo incontro.
Liliana Segre ha perso nella Shoah il padre, i nonni paterni e quattro cugini uno dei quali, Rino, si suicidò gettandosi dall’ultimo piano del raggio mentre erano reclusi a San Vittore.
Scrive Segre “Ricordo il suo corpo scomposto sul pavimento del carcere: era il primo morto che vedevo in vita mia”.
Liliana Segre non giudica, ma racconta oggettivamente senza mai commuoversi e ammette di non voler perdonare.
La ricostruzione della sua vicenda straziante e terribile: dalla cattura, alla deportazione, all’arrivo e alla vita nel campo di sterminio, è minuziosa fin nei dettagli più spietati e strenuamente fedele al principio della trasmissione della memoria.
“Io ho scelto la vita – scrive Liliana Segre – anche se sono sopravvissuta per caso. Erano pochissime quelle che si suicidarono, per quanto fosse facilissimo, bastava attaccarsi ai fili spinati elettrificati che sfioravamo tutti i giorni. Tutte sceglievamo la vita, la vita, la vita! Sognare di essere fuori di lì, il rumore di un bambino che gioca, un gattino, un prato verde, una nuvola, una qualsiasi cosa bella.”
Alla fine il messaggio più forte che questa straordinaria donna trasmette alle più giovani generazioni è quello della “scelta della vita” e della speranza di una nuova e futura vita dopo e lontana dalla prigionia, dalla disumanità, dalle torture, dagli omicidi e dal tormento.

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