La profondità del mare e altre cose

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di Alfonso M. Iacono* – Fabrizio Brancoli, direttore del Tirreno, ci ha invitato a guardare il mare, facendo notare la sproporzione tra le drammatiche questioni ambientali oggi in gioco nel pianeta e la permanente campagna elettorale in cui ci troviamo nel nostro paese. Il contesto psicologico, politico e culturale attuale non offre spazio per sguardi che vadano oltre il ristrettissimo orizzonte di cattiverie mediatiche immediate. Uno sguardo in lontananza, che interroghi il presente in relazione al futuro oggi non sembra concesso. Eppure è di questo sguardo che abbiamo bisogno, non solo per la questione, veramente drammatica, dell’ambiente, ma anche per i problemi economici e sociali. Abbiamo passato mesi e mesi a misurare la nostra disumanità, una misura che si sta rivelando infinita, sulla pelle dei migranti, anche se la dimensione del fenomeno, gigantesca dal punto di vista umanitario, se paragonata ad altri problemi, come la crisi ambientale e quella economia, è del tutto irrilevante e ininfluente. Questo la dice lunga sulla potenza del nostro immaginario e su come esso possa produrre una realtà che, paradossalmente, nega la stessa realtà. Il secolo scorso è stato pieno di esempi che portarono, dopo urla, entusiasmi, euforie, a milioni di morti, a massacri, a stermini di massa.
Di fronte ai disastri ambientali che si stanno verificando, sarà pressoché impossibile tornare indietro. Ma almeno dovremmo cercare di tamponarli, evitare che si aggravino e che ci distruggano. E’ in gioco il futuro dei nostri figli e del mondo che lasceremo loro. Hanno diritto di partecipare alle decisioni che (non) stiamo prendendo sul loro futuro? Credo proprio di sì. Avevano diritto di partecipare prima che esplodesse la centrale di Chernobyl e, anni dopo, quando si stava tornando a pensare di costruire di nuovo altre centrali nucleari, Fukushima. Hanno diritto di partecipare a quel bene comune che è il nostro pianeta, o meglio a quello che dovrebbe essere il bene comune per eccellenza e che invece è diventato il luogo del permanente stupro ambientale?
Si aprirà o meno la campagna elettorale nel nostro paese, il primo candidato da eleggere è il futuro, un futuro che è già qui e che sta cercando di dire, ma purtroppo a noi sordi, che senza di lui il presente, che così tanto ci interessa e ci appassiona, si sfarinerà nelle nostre mani, come il ponte Morandi, come gli edifici pubblici, come tutto ciò che ha un interesse comune e non meramente privato, mentre quelle dei nostri figli resteranno vuote. C’è un partito capace di offrire un programma serio di riconversione economica e industriale compatibile con le necessità e i bisogni ambientali? C’è un partito che sa guardare il presente con gli occhi al futuro? C’è un partito così realistico nei progetti da farci sognare? C’è un partito che non si pieghi a meri interessi privati, quando non mafiosi o camorristici? C’è un partito che sappia lanciare lo sguardo oltre l’orizzonte del mare e far sì che la distanza non sia una colpevole scusa per non vedere?
Il mare è profondo e la profondità nasconde mondi che ci fa comodo non dover guardare, come le migliaia di morti annegati o come le scorie inquinanti (da ultimo le 63 tonnellate di plastica sommersa tra Piombino e l’Isola d’Elba). Ma la profondità non è la distanza. La profondità che dobbiamo cercare non sta laggiù dove lo sguardo non può posarsi, ma, come avevano ben compreso Paul Cézanne e Italo Calvino, si trova nelle relazioni tra le cose, ovvero in ciò che simultaneamente collega i ghiacciai che si sciolgono con le auto e le plastiche che inquinano, i bambini e le bambine di oggi e gli uomini e le donne di domani. Quale partito sarà capace di rendere visibile questa profondità della cose che affiorano già alla superficie ma dove quasi nessuno vuol posarvi lo sguardo?
*Ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Pisa

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