La ricerca, la politica, l’alternativa

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di Alfonso M. Iacono* – Il Convegno Marx 201. Ripensare l’alternativa, che insieme al mio collega Marcello Musto della York University di Toronto ho organizzato nei giorni scorsi, è indubbiamente stato un successo di partecipazione, in particolare di giovani. Pubblico attento e infaticabile, vista l’intensità del programma. La presenza di studiosi provenienti da 14 paesi del mondo ci ha permesso di farci un quadro delle ricerche su Marx molto ampio in rapporto ai vari temi e argomenti delle diverse sessioni. Gli stessi saluti del presidente della Regione Toscana e del rettore dell’Università di Pisa che hanno patrocinato il convegno non sono stati formali, ma sono entrati dentro la problematica. Dopo la grande crisi mondiale del 2008, la corsa allo studio delle indagini teoriche di Marx si è diffuso in tutto il mondo. Si tratta di comprendere gli effetti del realismo capitalista, del cosiddetto neoliberismo imperante ed egemone, del fatto che ha dominato e continua a dominare l’affermazione di Margaret Thatcher secondo cui al capitalismo non vi sono alternative, che tutto l’occidente, a cominciare dalla sinistra con Blair e poi via via, ha accettato come un dato di fatto. Dopo il 2008 ci si è svegliati con un aumento delle diseguaglianze, delle violenze sulle donne, con il ritorno del razzismo, con un aggravamento delle condizioni climatiche e ambientali. Hanno prevalso l’egemonia culturale delle figure dell’imprenditore, del manager, dell’azienda, mentre istituzioni pubbliche e sociali come la scuola, l’università, la sanità sono diventate aziende puntate al PIL, con lo sfaldamento del senso di fiducia e di comunità, con il primato della competition sulla cooperazione, con un individualismo che minaccia ogni forma di legame sociale e fa concepire l’altro come un mezzo da usare o come un intralcio al proprio possibile successo. Tutto questo sostituito con un narcisismo diffuso, una fragilità psicologica dilagante, una depressione virale. Fingiamo entusiasmo ma è solo l’aspetto maniacale dietro cui emergono l’insicurezza e l’infelicità. Marx ci può salvare da tutto questo? Neanche per idea! No, grazie! Se dobbiamo e possiamo salvarci dallo sfruttamento, dalle diseguaglianze, dal disastro ambientale, dobbiamo farlo da noi stessi. L’analisi che Marx ha fatto del capitalismo può però aiutarci a capire le strutture portanti del capitalismo che, nonostante si sia al terzo millennio e molte cose siano mutate, restano ancora quelle di due secoli fa. Se continuiamo a nasconderci la natura dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla donna, sulla natura, non avremo davvero alternative. Il messaggio che è arrivato da questo convegno è l’urgente necessità di riaffermare e ricucire il tempo lungo della ricerca, della riflessione, della storia, dell’immaginario con il tempo breve dell’azione politica e della vita quotidiana. E’ un problema della politica di oggi e nel (non) rapporto che essa ha instaurato con il tempo. Il tempo della politica è diventato e sta diventando sempre più breve, sempre più puntato all’immediato, come quella del rapsodo e del mimo che adattano il loro spettacolo ai gusti volatili del pubblico. Solo che il rapsodo e il mimo in questo danno il meglio di sé, il politico dà il peggio. Lo scopo di quest’ultimo non dovrebbe essere di compiacere, né di limitarsi al tempo presente, ma quello di guardare in avanti. Il tempo della ricerca e il tempo della politica sono diversi l’uno dall’altro, ma entrambi, per quanto diversi, non possono liberare creatività se non si connettono fra loro. Alla ricerca e alla politica giova il fatto di essere connesse con il mondo ma fra loro isolate. Anzi, lo sforzo di cercare una connessione tra riflessione e politica è la vera sfida metodologica per ripensare un’alternativa e smentire quel che negli anni ’80 disse la signora di ferro.
*Ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Pisa

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