LA TORMENTA

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Bigas Medrano, all’albore di un qualsiasi giorno in divenire, scrutò l’oltre e non vide che un cielo increspato di nuvole uncinate e ostili. E allora abbassò lo sguardo celando, al suo io, il chiarore, reale e splendido, intriso di trame celesti di quello stesso cielo. E così, passo dopo passo, Bigas Medrano si avvicinò alla tormenta: e lì entrò.
Un refolo di vento freddo si infranse, nell’immediato, sul suo volto: Bigas Medrano, incerto nel camminare, si sentì solo e vulnerabile come non mai . Nella dissolvenza ostentata di ogni forma, persona o cosa cullata dalla tormenta, vedeva alla fine ciò che il destino gli avrebbe riservato. Decise di andare avanti, di resistere, di preoccuparsi di non morire incurante delle anime striscianti che pregavano un aiuto. Il suo aiuto.
Camminò a lungo Bigas Medrano, con gli occhi oramai sigillati in un nido di rughe e dolore fino a che, là dove si libra il crepuscolo del pensiero, intravide un bagliore. I suoi passi si fecero veloci e impercettibili. Il suo cuore sobbalzava aritmico e inebriato: non si voltò, non rispose alle suppliche, non schiuse alle lacrime. Trattenendo il fiato incespicò nell’ultimo passo, ma oramai era fuori dalla tormenta: sollevò, allora, le braccia al cielo ringraziando un qualsiasi progetto di Dio per poi inginocchiarsi. Nuvole scheggiate di catrame e gonfie di pioggia sovrastavano il suo stare misero allo sguardo altrui.
Bigas Medrano, per la prima volta in vita sua, non se ne curò. E in quell’istante, in quel preciso istante, riuscì finalmente a scorgere nel cielo un chiarore, irreale e splendido, intriso di trame celesti.
E fu così che Bigas Medrano si alzò in piedi per poi tornare, stanco e ebbro di incertezze, a camminare
…..
Quando entri nella tormenta, sei una persona.
Quando ne esci, sei un’altra.
Se il tuo viaggio si conclude nella tormenta, alla fine, sarai solo te stesso.

JARNI

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