Leonardo al Louvre è l’evento dell’anno con l’Uomo Vitruviano e il Savator Mundi

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di Veronica Ferretti – La più grande mostra-evento mai organizzata su Leonardo da Vinci nell’anniversario dei 500 anni dalla morte del Genio toscano avvenuta in Francia alla corte del re Francesco I, iniziativa che ha richiesto ben dieci anni di lavoro per raccogliere le 120 opere prestate da altri musei nazionali, è stata appena inaugurata il 24 ottobre suscitando un immediato interesse in tutto il mondo anche per l’annuncio della presenza di due capolavori del Genio di Vinci raramente esposti come ’L’Uomo Vitruviano’ già inviato dall’Italia, dopo la liberatoria emessa dal Tar del Veneto, e del “Salvator Mundi” .

Lo straordinario evento artistico – che moltiplicherà il numero dei visitatori del Louvre che già oggi sono decine di migliaia al giorno, sebbene lo spazio dedicato alla mostra non consenta di riceverne più di settemila con ingresso principale sotto la piramide – è tale perché questa è la prima volta che vengono riunite così tante opere di Leonardo.

Oltre a disegni, scritti, sculture, schizzi e manoscritti si potranno, infatti, ammirare 11 dipinti, 5 dei quali, assieme a 22 disegni, sono di proprietà dello stesso Louvre: ‘La Gioconda’, ‘La Vergine delle Rocce’, il ‘San Giovanni Battista e Sant’Anna’, ‘La Vergine e il Bambino con l’Agnellino’ e ‘La Belle Ferronniere’, detta anche ‘Ritratto di Dama’.

Altri 6 capolavori di Leonardo sono stati prestati al Louvre da altrettanti grandi musei: ‘Madonna Benois’ dall’Ermitage, ‘San Gerolamo’ dalla Pinacoteca Vaticana, ‘La Scapigliata’ dalla Galleria Nazionale di Parma, ‘Ritratto di Musico’ dalla Pinacoteca Ambrosiana di Milano e le due versioni della ‘Madonna dei Fusi’, una da collezione privata e l’altra dalla Galleria Nazionale di Edimburgo.

Mancano, a causa della loro fragilità, le tre opere di proprietà degli Uffizi di Firenze, ‘Disegno della Valle dell’Arno’(detto 8P), ‘L’Adorazione dei Magi’ e ‘L’Annunciazione’ e così anche la ‘Dama con l’ermellino’ non inviata dal Museo di Cracovia.

L’eccezionale dotazione di opere del Genio da Vinci per l’evento di Parigi, curata da Louis  Frank e Vincent Delieuvin, è affluita al Louvre grazie ai prestiti giunti, oltre che dalla regina d’Inghilterra, anche dai più importanti istituti, musei e fondazioni del mondo, dalla Royal Collection al British Museum, dalla National Gallery di Londra al Metroplitan di New York.

L’arrivo del ‘Salvator Mundi’, sebbene sia stato confermato da Abu Dhabi con una sostanziosa copertura assicurativa, continua a destare incertezza. Per la mostra sono già stati staccati 220 mila biglietti d’ingresso, ma la stima è che si arriverà a superare il mezzo milione di visitatori sebbene ‘La Gioconda’ non stia nel percorso della mostra dal momento che da sola ne attira decine di migliaia al giorno.

Un capitolo a sé riveste la vicenda del ‘Salvator Mundi’ perché oltre a quello battuto all’asta nel 2017 e acquistato per 450 milioni di dollari dall’erede al trono saudita Mohammed bin Salman per il Louvre di Abu Dhabi, a ricomparire è anche il “Salvator Mundi de Ganay proveniente da un monastero e appartenuto a una nobile famiglia francese.

I de Ganay non credevano fosse opera del Vinciano fin quando, una ventina di anni fa, il grande esperto di Leonardo professor Carlo Pedretti lo attribuì al Genio da Vinci, una sua allieva Joanna Snow-Smith ne scrisse una monografia e l’opera venne pure presentata al Papa come autentica.

Questo rimase il ‘vero’ Salvator Mundi – il Louvre ancor oggi lo attribuisce come ’uscito dall’atelier di Leonardo’ – fino a quando nel 2011 la National Gallery non accreditò come opera del Genio di Vinci l’altro dipinto che era di proprietà dell’americano Robert Simon, passato poi all’oligarca russo Dimitri Rybovlev e infine all’Arabia Saudita.

Da questo punto di vista la mostra del Louvre è anche una sfida tra grandi musei: se la National Gallery accredita il ‘nuovo’ Salvator Mundi finito ai Sauditi, il Louvre attribuisce all’atelier di Leonardo l’opera omonima che fu della famiglia de Ganay.

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