Leonardo da Vinci alla National Gallery. La Vergine delle Rocce senza più segreti

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di Veronica Ferretti – Nell’anno delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci la National di Londra  Gallery invita a fare un singolare esperimento sulla nascita del capolavoro “La Vergine delle rocce” che dal 1880 è esposto nelle sue sale: guidare i visitatori a compiere una full immersion nel dipinto immaginandone la genesi e lo straordinario esito finale da quattro diversi punti di vista fino a svelarne ogni segreto. L’inconsueto viaggio, che si ripeterà dal mese di novembre al 12 gennaio del 2020, comincerà con l’indagare su quali siano stati i pensieri e le idee creative di Leonardo nel momento in cui cominciò a dipingere questa seconda versione della Vergine delle Rocce.

Sicuramente verrà ricordato che la sua esecuzione è avvenuta in due fasi. L’opera era stata commissionata, al giovane artista giunto da Firenze, dai confratelli dell’Immacolata Concezione di Maria di Milano per il loro altare nella chiesa di San Francesco Grande sul tema dell’incontro di Gesù Bambino con San Giovanni narrato da Separione, ma pare che Leonardo avesse apportato delle personali modifiche al dettagliatissimo contratto che aveva stipulato il 25 aprile 1483 tanto che l’opera venne respinta e addirittura considerata eretica in quanto San Giovannini assumeva nella composizione un ruolo dominante, protetto dalla Vergine e benedetto da Gesù e dall’Angelo.

Il completamento della seconda versione dell’opera, oggi alla National Gallery, avvenne nel 1506-1508 durante il secondo soggiorno milanese di Leonardo allorché, chiusa la disputa legale, la Confraternita versò all’artista l’aumento richiesto rispetto a quanto inizialmente pattuito.

Nel 1781 l’opera divenne proprietà dell’Opera di Santa Caterina della Ruota; quattro anni più tardi fu acquista dal pittore inglese Gavin Hamilton che nello stesso anno la espose a Londra fin quando nel 1786 fu venduta a Lord Landsdown e da questi a Earl of Suffalk per approdare finalmente nel 1880 alla London Gallery assieme alle due ali della pala con gli angeli che suonano il liuto e il violino. Qui, adesso, nella seconda stanza della mostra, è stata ricostruita lo studio nel quale Leonardo – a quel tempo con i suoi aiutanti, i fratelli Ambrogio ed Evangelista de Predis – dipinse una nuova pala d’altare con la Vergine, Gesù bambino, San Giovannino e un Angelo nel deserto. L’intento dichiarato dalla National Gallery è quello di “scoprire la maniera in cui quel capolavoro fu dipinto e i misteri nascosti sotto la sua superficie” .

Il terzo passaggio del percorso proposto dal celebre museo londinese condurrà nella sala dove il dipinto viene indagato con “l’esperimento della luce e dell’ombra” nel senso di avvertire gli effetti drammatici resi dal gioco della luce e delle ombre attorno alle sacre figure come se Leonardo volesse far presagire il tragico destino al quale tutti andranno incontro. La quarta e ultima stanza condurrà il visitatore all’interno di una grotta immaginaria, faccia a faccia con il capolavoro originale appeso alla parete.

Non è dato sapere se, interpretando la committenza originale, verrà detto che la pala d’altare dipinta con la Vergine al centro per mano di Leonardo e con gli angeli laterali dai de Predis, era dedicata ad una cappella da inaugurare per la Festa dell’Immacolata Concezione; cappella nella quale, secondo Frank Zoller, uno dei massimi esperti del Genio di Vinci, vi era una nicchia con dentro un statua della Vergine, il vero oggetto della devozione, grotta coperta dal dipinto di Leonardo che veniva tolto soltanto l’8 dicembre di ogni anno in occasione della festività dell’Immacolata Concezione. 

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