L’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità sociale: a Palazzo Mediceo con Francesco Bonami e Luca Beatrice

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Saranno due fra i più noti critici e curatori d’arte contemporanea italiani – Francesco Bonami e Luca Beatrice – ad aprire l’edizione 2019 del festival letterario Trame d’Estate, giovedì 1 agosto alle 21:30 nell’affascinante scenario di Palazzo Mediceo patrimonio Unesco a Seravezza. Una serata a due voci sull’arte contemporanea e, in particolare, su “l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale”, come recita il sottotitolo dell’ultimo libro di Bonami – “Post” – freschissimo di stampa per Feltrinelli, che offrirà lo spunto per il dibattito. L’incontro è moderato da Annalisa Bugliani e Alessandro Romanini e sancisce l’avvio della collaborazione tra il Centro Studi Sirio Giannini, organizzatore del festival con il supporto del Comune di Seravezza e della Fondazione Terre Medicee, e l’associazione “Versilia, su la testa!” che opera per la valorizzazione e la promozione del territorio versiliese. Un avvio di grande spessore, di sicuro appeal per il pubblico, attualissimo, per un festival che fino al 4 agosto distillerà ogni sera contenuti di grande qualità.
Si inizia dunque con due personalità di spicco dell’arte contemporanea. Francesco Bonami gode di notorietà internazionale per aver curato alcune delle più importanti rassegne, fra cui la Biennale europea itinerante Manifesta del 2000, la Biennale di Venezia del 2003, la Whitney Biennial del 2010 a New York, ed esser stato direttore del Chicago Museum of Contemporary Art dal 1999 al 2008. Oggi dirige la Fondazione Re Rebaudengo e Pitti Immagine Discovery. Luca Beatrice, critico e curatore tra i più noti del panorama italiano nonché docente, giornalista e scrittore, ha curato tra l’altro il Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2009. Giovedì sera dialogheranno sul valore e sul significato dell’opera d’arte nell’era del digitale e dei social network. «Da misteriosa sconosciuta da scrutare, scoprire e svelare, l’opera d’arte è diventata uno sfondo, un panorama, un accessorio alla nostra esperienza», si legge nella presentazione di “Post”. «Se in passato potevamo pensare di condividere l’esperienza dell’artista con la nostra esperienza di spettatore, oggi i protagonisti assoluti siamo noi. L’arte è ormai un punto di riferimento come altri. È diventata una qualunque tra le tantissime prove schiaccianti della realtà che utilizziamo per dimostrare che esistiamo, che ci muoviamo, che viaggiamo. Non più un linguaggio per pochi, ma uno sfondo per la nostra immagine sociale».
Interessante il parallelo che il pubblico potrà fare a Palazzo Mediceo tra il tema della serata e il messaggio che l’artista newyorkese Rachel Lee Hovnanian lancia con la sua acclamata mostra “Open Secrets”, visitabile al piano nobile della storica residenza e dedicata alla nostra relazione con le tecnologie digitali, le nuove forme di socialità, la ricerca di un’irraggiungibile perfezione.

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