Luca Calvani: la mia prima esperienza da regista

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(di MARIA STELLA REGÈ) – E’ una sfida importante quella che Luca Calvani ha deciso di intraprendere lo scorso anno quando si è cimentato per la prima volta nella sua vita nel ruolo di regista.
Amante del cinema oltreoceano, Luca dopo il diploma ha vissuto per un periodo a New York, accorgendosi negli stessi anni di amare la recitazione e frequentando di conseguenza corsi che gli permettessero di migliorarsi e iniziare quella che poi sarebbe stata una carriera di tutto rispetto.
Dopo aver debuttato nel 2000 in “Distretto di Polizia”, incomincia infatti a lavorare per varie fiction televisive e anche al cinema, avendo in seguito modo di lavorare con mostri sacri come Woody Allen e Guy Ritchie. Un’altra esperienza che ha contribuito a renderlo famoso è stata la sua partecipazione nel 2006 all’Isola dei Famosi, rivelandosi però un’arma a doppio taglio: Luca è infatti molto bello, ma il suo aspetto esteriore in quel periodo ha portato le persone a giudicarlo troppo superficialmente, credendo che non ci fosse altro oltre al suo bel faccino. E’ invece una persona dedita alla meditazione, con una sua profondità e ad una sua creatività, estremamente eclettico e, per sua stessa ammissione, di indole curiosa: come mi ha spiegato nell’intervista, ha dato vita ad un Casale a Camaiore, ad una linea di candele con fragranze meditative e a un Gin contenente erbe toscane. Insomma, non si risparmia di certo nel mettere a frutto il suo talento da imprenditore che a quanto pare avrebbe ereditato dal padre.
Mancava solo la voglia di buttarsi dietro la macchina da presa, con un film dal titolo “Il cacio con le pere”, un’esperienza da lui definita inebriante.

Luca, primo ciak da regista l’anno scorso. Non è raro che un attore decida di passare dall’altra parte della macchina da presa, abbiamo l’esempio di Clint Eastwood o Bradley Cooper, quasi fosse un passaggio talvolta spontaneo per molti artisti, a testimonianza che chi ama l’arte la ama spesso in tutte le sue forme. Ma cosa ha spinto te a cimentarti in un questo nuovo e importantissimo ruolo?
Non credo di essermene reso conto per molto tempo, è una cosa che cresce dentro, la voglia di raccontare le storie, di vivere l’esperienza e il cast di talenti che si avvicendano su un set in maniera diversa. (sono arrossito sul paragone a i grandi Eastwood e Cooper)

Come hai vissuto la tua prima esperienza da regista, sei stato molto in ansia o sei riuscito a vivertela rilassato, divertendoti, scoprendo magari di avere un talento che non pensavi di possedere?
E’ un esperienza inebriante, vedere come ogni parola, virgola di quel copione viene resa viva e il registra dirige quest’orchestra. Mi piacciono le persone, mi affascina vedere il loro talento, la loro sensibilità esprimersi, e come regista hai accesso a tutta questa creatività, è un processo incredibile, imperdibile. Non sono mancati i momenti di ansia, di paura, quell’orologio che non si ferma… credo di aver pianto di gioia ogni sera nella settimana finale di riprese.

Qualche anticipazione del film, di cosa parla e cosa dobbiamo aspettarci dal punto di vista registico? Ti ispiri a qualche regista italiano o magari internazionale?
Siamo nel bel mezzo del montaggio, è presto per dire se l’alchimia che avevo in mente è riuscita. Amo il cinema di Wes Anderson, di Woody Allen quei tempi leggermente off. Ho vissuto gran parte della mia vita formativa e artistica all’estero, e credo che i quasi 10 anni a New York mi abbiano influenzato molto.

Hai avuto un percorso di vita e carriera inizialmente travagliato. Dopo esserti trasferito negli Stati Uniti, sei tornato in Italia, ritrovandoti con il conto in rosso a dimostrazione che la carriera di attore può essere parecchio insidiosa .Eppure sei andato avanti, vincendo l’Isola dei famosi e cimentandoti in nuovi progetti. Quanto è importante per te la determinazione e cosa ti ha spinto a non mollare mai?
Ho sempre avuto la sensazione che quei momenti di fermo lavorativo mi abbiano formato e reso migliore, e che il prima o poi miracolo arrivava sempre… più duro il periodo off, più grande la consapevolezza che acquisivo e quindi più importante il progetto che riuscivo a vincere. La determinazione la si ha quando si crede fermamente che tutto, tutto, torna utile.

Nel corso degli anni hai avuto la fortuna di lavorare con attori e registi di calibro internazionale, come nel film Operazione UNCLE di Guy Ritchie. Noti molte differenze tra lavorare in una produzione italiana rispetto ad una di respiro,per esempio,americano?
Gli americani e gli inglesi sono molto simili, i loro set sono molto democratici, certo ci sono i ruoli, ma ho sempre percepito un grande senso di lavoro di squadra, anche con i miei colleghi. Presentarsi al lavoro con attori come Kristin Bell, Alicia Vikander, Armie Hammer… il regista lì rendeva tutto così piacevole,,, c’era questo senso di opportunità di fare insieme, e questo è un grande dono. Sentirsi accolti, è molto bello, e in Italia, questo io l’ho percepito meno… unico regista che devo dire mi ha fatto sentire bene e divertire tantissimo è stato Fausto Brizzi… lui crea un clima meraviglioso sul set.

Un altro regista famosissimo e molto rispettato con cui hai avuto la fortuna di lavorare è stato Woody Allen: puoi rivelarci qualche segreto di set, com’era lui come persona con voi attori?
Woody l’ho conosciuto al provino a New York, incredibile, lui provinò personalmente gli attori per i call back, senza telecamera, e poi ti parla… ma in realtà ti studia.

Hai tante passioni, oltre a quella cinematografica. Gestisci un casale a Camaiore, hai lanciato una linea di candele e profumi spirituali, insomma, non ti risparmi di certo. Come fai a conciliare tutto, e da dove nasce l’essere così eclettico?
Sono un curioso, e credo che la creatività sia la mia vera passione, mi piace far “cantare” le cose, quindi creare una Casale stile inglese a Camaiore, come una linea di Candele con fragranze meditative, ma anche un Gin con le erbe della nostra Toscana. Se una cosa mi piace, mi informo, imparo un sacco di cose, passo le giornate tra la sala montaggio e lo studio grafico, o un falegname e un’azienda che produce tappi in metallo per profumi. Insomma, mi ero un po’ stufato di stare in panchina ad aspettare la telefonata del mio agente. Mi sono dato da fare senza perdere il mio lato artistico. E poi penso di essere meglio come direttore creativo ch come attore a dirtela tutta.

Infine, un consiglio per i giovani attori di oggi che sognano in grande. E’ vero il detto” se credi in una cosa e ti impegni, ce la farai” ? O ci sono altri ingredienti fondamentali per raggiungere un obiettivo che ti va di suggerire?
Certo che ci devi credere, ma devi anche guardarti attorno e in maniera obiettiva capire dove è che devi concentrare i tuoi sforzi, cosa migliorare. Qualunque sia il sogno, il bello dei sogni e che ti fanno lavorare su se stessi, e quello è la cosa più importante di tutto, essere meglio oggi di ieri.

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