Art Breaking News

Morale, etica e politica

0

di Alfonso M. Iacono* – A sentire e a vedere quel che è accaduto in un hotel romano tra un ministro e alcuni alti magistrati e quel che è vi è stato ai margini di pranzi di gala con i russi, verrebbe da ridere se le vicende non fossero serie, gravi e anche penose. Sembrerebbero i personaggi di una commedia di storie di pezzenti appena arrivati per arraffare quel che si può arraffare. Piccoli uomini convinti arrogantemente di essere potenti, inattaccabili, furbi, che si fregano con le loro mani. Già, furbi. Sì, perché la furbizia è la virtù dei servi. Non emancipa dal servilismo. Corrisponde alla condizione del baro nel gioco delle carte. Costui non mette in discussione il gioco in quanto tale, anzi lo accetta per potere così violare al buio le regole del gioco. Così il furbo, come il mafioso, non mette in discussione i valori tradizionali della società, anzi ne ha bisogno proprio per poterli usare illegalmente a suo favore. E’ per questo che il furbo piace in politica. Ci si identifica, perché la chiave che lo caratterizza è la violazione impunita di valori morali che nell’epoca dell’esasperazione dell’individualismo pesano come fossero un’oppressione della propria libertà e perché le ingiustizie civili e penali a cui ciascuno è sottoposto oggi, sono troppe e spesso assurde. Il politico che ha appena fatto la scalata e così pure il magistrato, il faccendiere e quant’altri, perché non dovrebbero approfittarne? E’ il loro turno e sanno che dura poco. Diderot, nel XVIII secolo, li mise tutti insieme nella caverna di Platone: “re, ministri, preti, dottori, apostoli, profeti, teologi, politici, bricconi, ciarlatani, artisti facitori di stupefacenti illusioni e tutta la genìa dei mercanti di speranze e di paure”. Diderot non era un qualunquista, era un illuminista.
La corruzione in politica non è una novità e così pure l’immoralità, ma l’esasperata ricerca politica del consenso ha travalicato ogni confine della decenza. Ma non è solo questo il punto. Il punto è che il consenso dura, se così si può dire, lo spazio di un mattino. I politici hanno a disposizione, per parafrasare Andy Wharol, solo un quarto d’ora di notorietà. Prima di essere spazzati via dai loro sostituti, devono darsi da fare. Così viene fuori il furbo, il quale, preso dalla fretta, poi tanto furbo non è, e arrogantemente si espone quasi inevitabilmente a reati, corruzioni, atti illeciti che alla fine lo bruciano. E’ un vero segno di decadenza della democrazia, persino di quel tipo di finta democrazia di massa, oggi dominante, che funziona come mezzo di circolazione delle élites. Queste si alternano incessantemente e a ruota al governo nel grigio colore dell’omologazione che sovrasta, facendolo impallidire, ogni piccolo sprazzo di colore politico.
La morale se ne è andata. E’ sparita. Non c’è più. E con essa anche l’etica ha trovato il modo di togliersi dalle scatole. Sono state sostituite dal diritto che oggi, invece di accompagnarle, fa loro da supplente. Molti pensano: meglio farsi furbi. Ma è un errore, così come è un errore concludere che la politica è solo corruzione e dunque va tenuta lontana. Ma non questa mentalità individualistica non si migliora e non si cresce. Lo abbiamo visto ieri al Sud, lo vediamo oggi ovunque. Dalla politica non si può sfuggire.
Se ci provi, sarà qualcun altro a decidere per te. Lo stesso vale per la morale e l’etica. Il futuro apparterrà a pochi e sfuggirà ai molti.
Noi genitori pensiamo stolidamente a come i nostri figli possano trovare un ruolo e un posto nel futuro, riteniamo di attrezzarli rafforzando il loro individualismo mentre lo prepariamo alla paura del fallimento e dell’insuccesso, non accorgendoci che quel futuro in cui speriamo per loro lo stiamo sgretolando moralmente, eticamente e politicamente giorno dopo giorno.
* Ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Pisa

No comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: