Natalia Goncharova e l’avanguardia russa in mostra a Firenze Palazzo Strozzi dal 29 settembre 2019 al 12 gennaio 2020

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di Veronica Ferretti – A Natalia Goncharova, straordinaria figura femminile, spirito libero e artista d’avanguardia del primo Novecento, la Fondazione di Palazzo Strozzi e la Tate Modern di Londra dedicano a Firenze una grande retrospettiva, la prima che si svolge in Italia, che resterà aperta al pubblico fino al 12 gennaio 2020 nella quale le sue opere vengono messe a confronto con quelle di Gauguin, Matisse, Picasso e Boccioni, che rappresentarono per lei una costante fonte di ispirazione.

Goncharova è considerata la prima artista donna della modernità e sinonimo di avanguardia per aver animato, assieme a Michail Larionov, pittore e compagno di vita, il gruppo ‘Zolotoe-runo’(Vello d’oro), del collettivo ‘Fante di quadri’ e per aver organizzato a Mosca nel 1913 l’esposizione ‘Bersaglio’ aperta ai soli artisti russi. Dallo stesso anno divenne protagonista del ‘raggismo’ il primo movimento d’arte russa non-figurativo le cui composizioni pittoriche erano costruite sull’irradiazione di colori luminosi riflessi da forme e oggetti spaziali – del quale vennero a far parte anche Chagall e Malevic. Al Pitti si può, in tal senso, ammirare un bel dipinto di quell’anno,“Rayonist lilies’, opera dai colori giallo-oro rifratti su fondo blu splendente.

Per esser stata la prima donna ad aver esposto dipinti di nudo femminile nella mostra che la vedeva come prima artista in una personale a Mosca e per aver passeggiato per le vie di quella città nuda con il corpo dipinto, (un bodypainting d’avanguardia) fu processata, motivo per il quale nel 1914 decise di trasferirsi stabilmente permanentemente a Parigi.

A Parigi, diventata famosa con l’esposizione ‘Art decoratif théatral’, realizzò per anni costumi e scenografie per i Balletti Russi, mentre le sue opere pittoriche continuavano nel 1826 a suscitare ammirazione nella seconda mostra del ‘Blue Reiter’, in quella del ‘Der Sturm’ di Berlino e successivamente anche fuori d’Europa, dagli Stati Uniti al Giappone.

Al Palazzo Strozzi di Firenze, per far conoscere compiutamente questa artista poliedrica, sono esposte 130 opere allestite in sezioni diverse alcune a fondo bianco per consentire il confronto tra le opere di Natalia con altre di Gauguin, Matisse e Picasso da cui traggono ispirazione, altre a fondo colorato per apprezzare le riproduzioni di carte da parati e decorazioni teatrali stile Art Déco da lei realizzate. Tra tutte spicca per la sua bellezza l’opera ‘Primavera’ composta da cinque pannelli con rocce e rami di fiore di pesco dedicato all’arte giapponese.

Altre sezioni riguardano le opere sacre – a suo tempo ritenute dagli ortodossi russi vere e proprie ‘provocazioni’ perché fondevano nello stile della modernità lubki e iconostasi bizantine – il design, i costumi e le scenografie teatrali, creazioni che a lungo sono state considerate leggendarie, e infine quelle sperimentali all’insegna del ‘Modernismo’ con dipinti ispirati ai canoni degli impressionisti e dei fauves e successivamente a quelli del futurismo tipico di Boccioni.

Prova ne sia, in questa sezione, il confronto tra la celebre opera di Boccioni ‘Dinamismo di un ciclista’ e il dipinto della Gacharova ‘ Ciclista’ del 1913. In esso l’avanzamento veloce dell’uomo è reso mediante la scomposizione dei quadri cromatici e la ripetizione di linee nere marcate in modo da riprodurre sulla tela l’impressione dello spostamento simultaneo della bicicletta sulla strada e dell’uomo che spinge la bicicletta, il tutto attraversato da raggi di luce che si proiettano in ogni direzione.

 

 

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