“Natural Beauty” è la nuova opera del collettivo Orticanoodles

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“Natural Beauty” è la nuova opera del collettivo Orticanoodles, che con questo lavoro porta la street art dalla strada al cielo. E’ infatti sulla superficie verticale di un carroponte, elemento che più caratterizzano il nostro paesaggio urbano, che si dispiega la loro arte, raccontando e diffondendo il concept.

La Calacata Borghini® ha proposto un tema su cui diversi street artist italiani di fama internazionale si sono confrontati ed ha selezionato il progetto di Orticanoodles per questo intervento realizzato in occasione dei 40 anni di attività. Volontà dell’azienda è stata promuovere un’iniziativa artistica, declinata in una forma di arte contemporanea e pubblica, comunicare un messaggio di bellezza e decorare il luogo di lavoro, attraverso la simbologia ideata dagli artisti con un intervento artistico voluto appositamente su un elemento industriale fortemente identificativo della realtà locale
Così “Natural Beauty” risponde alla riflessione sui temi proposti – la bellezza, il femminile come sinonimo di bellezza ma anche di forza, l’unicità la natura in sé- nello stile del collettivo artistico, che negli anni ha sviluppato un proprio linguaggio espressivo ed una propria peculiare tecnica di esecuzione che, partendo dagli stencil recupera le matrici e lo “spolvero” rinascimentale per la realizzazione degli affreschi.
L’opera, iniziata lunedì 16 settembre e terminata qualche giorno fa, rappresenta per gli Orticanoodles –che vede il carrarese Walter Contipelli tra i 2 fondatori- un ritorno sul nostro territorio dopo la realizzazione dell’amatissimo “Non abbandonare la città” in Piazza delle Erbe e della parete di Narcisi sull’ex mercato coperto di Massa. Negli anni il collettivo ha realizzato numerosi interventi di rilievo sia come arte pubblica e partecipata, sia in collaborazione con grandi marchi che hanno commissionato loro opere pubbliche rappresentative della memoria dell’azienda ma anche e soprattutto destinate ad essere fruite dalla collettività.
Per la Calacata Borghini ® questa operazione è un ulteriore passo nel cammino di sostegno all’arte e di valorizzazione del territorio che il marchio sta portando avanti negli anni.
L’opera di Orticanoodles interviene sulla struttura industriale che più caratterizza il nostro paesaggio urbano e che immediatamente ci richiama al marmo, alla nostra tradizione e società, diventando un veicolo di diffusione del concetto e una valorizzazione dell’ambiente.
Attraverso il colore e il segno Orticanoodles si appropria del macchinario e dell’ambiente di lavoro, dedicandosi a cantare la bellezza naturale, la sua unicità nell’imperfezione, la forza di rigenerazione.
L’opera “Natural Beauty” si arrampica sul carroponte senza volerne annullare la natura e la funzione industriale, anzi sottolineandola con la scelta dei colori, ma sovrascrivendola con la sua simbologia di bellezza naturale.
La natura sboccia sul macchinario, il colore standard dell’attrezzatura si fonde con i colori di camouflage che creano un sottobosco ai petali e corolle dei fiori, simbolo di per sé della bellezza femminile, della natura, della energia della vita.
Non è una semplice decorazione, ma un lavoro d’arte, “un gesto di insensata bellezza” in mezzo ad un contesto industriale, una storia di segno e colore raccontata dal macchinario in movimento tra i candidi blocchi di marmo.

COLORE: l’arancio scelto come colore di base su cui declinare il disegno ha due ragioni principali una legata alla dimensione industriale e una funzionale alla simbologia del disegno.
Nell’industria l’arancio è il colore classico –di alta visibilità- per i macchinari di movimentazione e, anche data la natura di questo intervento artistico su un’attrezzatura funzionante, la base di questo colore ribadisce la sua funzione.
Ma nella cromologia l’arancio è un colore molto particolare, risultato della fusione dei due colori primari rosso e giallo, che esprime e catalizza le energie fisiche e psichiche. Simboleggia saggezza, ambizione, lusso ed equilibrio, poiché rappresenta al medesimo tempo il sorgere e il tramontare del sole ed è comunemente associato al concetto di nascita, inizio, crescita, al flusso naturale di energia e al suo equilibrio.
L’arancio qui amplifica anche il racconto e la simbologia del disegno, fondendo insieme la tradizione orientale ed occidentale dell’immagine di femminilità, purezza, perfezione e rinascita espressa dai fiori realizzati sui due lati opposti del carroponte.
Orchidea e loto, sono due fiori molto antichi e venerati in diverse civiltà,
entrambi connessi al concetto di purezza naturale e di femminilità, di fertilità e di rinascita.

FIORE DI LOTO: rappresenta la purezza, ed è sacro per induismo e buddismo. E’ coltivato da secoli per la sua estetica, la simbologia, l’utilizzo e l’alto valore decorativo. Tradizione e mitologia lo ritengono il fiore più antico del mondo ed emblema della bellezza nella sua armonia e semplicità naturale, nel suo valore primigenio.
Già per gli antichi egizi (che lo hanno poi diffuso verso l’oriente nella cui civiltà e religione si è profondamente radicato) era il simbolo della rinascita, della reincarnazione della vita dopo la morte.
La sua struttura fa si che le foglie e i petali riescano a restare sempre puliti nonostante vivano in mezzo ad acque sporche (loto=fango) e per questo motivo significano bellezza naturale immacolata ed incontaminata. Allo stesso modo, questo crescere affondando le proprie radici nel fango, è diventato metafora della capacità di resistenza alle difficoltà della vita.
La sua struttura lo ha reso allegoria della femminilità: la sua corolla a forma di calice e riproduce quella del ventre materno e quindi è associato all’immagine della femminile e della forza vitale della natura. I suoi 8 petali rimandano al senso dell’armonia e dell’infinito.
Il loto esprime anche prosperità ed eternità e il fluire delle energie positive. Simboleggia infatti anche lo yoga e i 7 chakra.

FIORE DI ORCHIDEA: la forma così particolare, le variazioni di colore dei petali vellutati, il profumo delicato ma inconfondibile, ne hanno fatto un fiore ricercato e sinonimo di raffinateza, lusso, eleganza e sensualità ma anche della stranezza, unicità ed eccentricità della natura.
In occidente nei secoli è passato da essere un simbolo di virilità (il mito di Orchis e la forma “a testicolo” delle radici) ad uno di assoluta femminilità (il mito di Orchide la forma del fiore che richiama l’organo femminile), esprimendo sempre l’idea di ammirazione totale e sensualità, così che è stato tradizionalmente usato in pozioni d’amore e fertilità.
Anche questo fiore, pur delicato all’apparenza, è capace di adattarsi e resistere in climi e ambienti diversi così da essere emblema di forza e delicatezza unite insieme e anche per questo è stato emblema della donna della sua grazia, della sua forza, del suo fascino e della armoniosa bellezza naturale.
Le orchidee sono inoltre una specie endemica delle Apuane, dove se ne trovano numerose varietà selvatiche.

Nel 40esimo anno di attività la società realizza un’opera per il territorio, che parli di bellezza naturale, che funziona da elemento di arredo urbano e che spera sia un seme per la fioritura di ulteriori opere di questo tipo.

FROM THE STREET TO THE SKY. LA STREET ART CONQUISTA IL CIELO A CARRARA
Di Alessandro Romanini

Nel 2009 Daniel Buren, nel corso di una conferenza, domandò : “A forza di scendere in strada, l’arte riuscirà a risalirci?’”.
“Natural Beauty”, l’opera realizzata a Carrara da Orticanoodles -collettivo di urban artist selezionato da Calacata Borghini ® per questo intervento, dimostra che l’arte è salita molto oltre, fino al cielo. Soprattutto è riuscita a raggiungere ed integrarsi con quegli elementi, come il carroponte, che simboleggiano i processi lavorativi che identificano questo territorio e il suo tessuto sociale e produttivo. Sin dalle sue origini la street art ha espresso un paradigma di segni e simboli che hanno gradualmente costituito una sintassi di rivendicazione di identità sociale e territoriale, per poi evolvere in una direzione di riqualificazione e valorizzazione degli spazi urbani.
E’ così sin dai graffiti di Kyselak durante l’impero austro-ungarico e quelli di Nicolas Restif de la Bretonne (che gia nel 1764 marcava le colonne di Place des Vosges a Parigi con le sue tag che gli meritarono il soprannome di “Griffon”), passando per gli interventi murali di Sironi, Campigli e Balla – firmatari anche di un manifesto della pittura murale nel 1933 – e attraverso le figurine stilizzate dell’omino calvo dal grande naso accompagnato dalla scritta “Kilroy was here” lasciate lungo tutti i fronti dalle truppe alleate durante la Seconda Guerra Mondiale.
A cavallo tra anni ’60 e ’70 del secolo scorso a partire da New York a Parigi, la street art si sviluppa e si evolve, appropriandosi di spazi, marchiando con graffiti e segni urbani vari il paesaggio cittadino con un intento che ha grandi implicazioni socio-antropologiche che si esprimono nei simboli rappresentati.
Un’iconografia creata per riconquistare spazi “perduti” alla socialità e alle relazioni, a causa dei processi connessi allo sviluppo industriale e commerciale. Una forma di espressione militante che andava a riconquistarsi con tattiche da guerriglia metropolitana gli spazi interstiziali urbani divenuti anonimi e devitalizzati, per riconquistarli alla socialità attraverso l’intervento estetico.
Oggi la street art nelle sue molteplici forme, ha raggiunto un livello di maturità che la inserisce a pieno diritto nel consesso delle cosiddette “arti maggiori”.
Come è avvenuto per le forme espressive che sono rimaste per lungo tempo escluse dallo scacchiere geoculturale mondiale (almeno fino al 1989), la street art è passata da una prima fase pionieristica a forte carica eversiva tesa ad affermare la cultura di strada in netta contrapposizione a quella del cosiddetto mainstream, ad una seconda fase che prende le distanze dalle origini, esprimendo una sorta di dichiarazione di indipendenza dell’artista rispetto alle forme espressive minori e liminari e soprattutto militanti, tentando di ascendere ai templi dell’arte, musei e gallerie e quindi ad un riconoscimento e un diritto di cittadinanza fra le arti cosiddette “maggiori”.
La terza, e attuale, è quella della pacificazione e maturità, in cui gli artisti non hanno più niente da dimostrare con il proprio lavoro se non esprimere una formula creativa, che sia anche funzionale a una riconversione estetica e sociale e svolga una funzione di depurazione percettiva dello sguardo del fruitore, com’è quella messa in atto da Orticanoodles. Una depurazione dalle tossine visuali che la società post-industriale ha prodotto, con la colonizzazione di zone inserite o contigue al tessuto urbano e quindi alle dinamiche socio-relazionali.
La forma d’arte in questione, definita di volta in volta street art, urban art, arte murale a seconda delle correnti e degli elementi che se ne vogliono sottolineare, grazie alla raffinata progettazione, studio ed elaborazione linguistica di artisti come Orticanoodles, è entrata a pieno titolo nell’ambito della cosiddetta arte pubblica e nelle dinamiche degli interventi site specific.
Un’evoluzione quella dell’arte pubblica, che dall’embellissement ottocentesco passando per il concetto propagandistico e sociale dell’arte pubblica negli anni ‘20 e ‘30 del Novecento è arrivata negli anni ‘70 in Gran Bretagna e Stati Uniti alle commissioni di Public art programmate e coordinate per poi proseguire con gli interventi più estemporanei di matrice quasi utopica in Italia nello stesso decennio fino a giungere alle pratiche odierne di community art.
La street art ha saputo svilupparsi in aderenza a queste dinamiche storico-estetiche e risultare oggi, sullo scorcio del secondo decennio del XXI secolo, non più un epifenomeno, ma una della manifestazione espressive più fresche dell’arte contemporanea.

Quella di Orticanoodles per Calacata Borghini ® è un’operazione originale, che mette in sinergia la tradizione plurisecolare del marmo e della sua lavorazione, il retaggio classico del pregiato materiale con l’iconografia dell’arte contemporanea.
Un elemento rilevante di questo intervento è la natura “olivettiana” dell’operazione, che vede un’azienda del territorio di Carrara rispondere al richiamo della responsabilità sociale, utilizzando l’arte – da cui il territorio è caratterizzato da secoli – per riscattare un elemento puramente funzionale meccanico e riconvertirlo in dispositivo estetico che nobilita lo skyline e riattiva le dinamiche sociali e di relazione.
Un’operazione che ricorda quella relativa ai ready-made delle avanguardie storiche di inizio XX secolo, che prevede la sottrazione dell’oggetto preesistente dalla sua funzione quotidiana (che in questo caso viene mantenuta), con spostamento nel contesto della contemplazione estetica (che si aggiunge a quella strumentale-operativa). Un’operazione creativa coerente con le teorie del Bauhaus, impostata sulla rigenerazione estetica e rispetto della funzionalità, sulla fede nel valore taumaturgico dell’arte nei confronti della vita di ognuno di noi.
“Natural Beauty” riconverte un luogo deputato al lavoro, inserendo una segnaletica spaziale, un’iconografia che desta lo sguardo del passante, anestetizzato dagli input della mediasfera , incoraggiandolo alla visione.
Il collettivo artistico Orticanoodles, esperto in interventi urbani di riqualificazione o di valorizzazione tout court, dimostra un’approfondita conoscenza dei parametri di funzionamento urbanistico e delle dinamiche percettive e relazionali ad esso sottese a cui aggiunge un’attenzione al linguaggio e una sperimentazione espressiva intensa.
L’intervento a Carrara, testimonia una strategia che il collettivo ha affinato nel corso della sua prestigiosa carriera. Una strategia che mette in sinergia discipline diverse, come l’architettura e l’urbanistica ma anche l’antropologia e la sociologia e ovviamente nozione cromatologiche e psicologiche, il tutto inserito in dinamiche site specific e di attenzione per la salvaguardia dell’ambiente.
Dagli inizi caratterizzati dalle operazioni di stickering e dall’affissione di manifesti da loro progettati e realizzati, si sono evoluti in una forma creativa impostata su una codificazione pop, incentrata sull’uso della tecnica dello stencil e del concept dello “stencil on stencil”, dove i ritratti di personaggi iconici e mass-mediatici, si sovrappongono alle parole del lettering al fine di creare una sinergia fra soggetto e messaggio.
L’intervento di Carrara rappresenta l’ultimo step di maturazione e consapevolezza di quella che abbiamo definito sopra, uno spirito olivettiano del collettivo creativo. Un’attitudine che porta gli Orticanoodles a fare della collaborazione con aziende particolarmente sensibili alla responsabilità sociale, uno dei pilastri portanti della loro strategia operativa e della loro poetica.
Affrancati da qualsiasi istanza luddista, coscienti che solo l’interazione fra le varie componenti del tessuto sociale e produttivo, fra la creatività e la sensibilità della dimensione produttiva, in un’accezione legata alla visione che dal Bauhaus arriva ai nostri giorni, possa produrre risultati tangibili ed efficaci per i territori riguardati.
Numerosi sono gli interventi che scandiscono il percorso compiuto da Orticanoodles di arte pubblica e partecipata. Vale la pensa soffermarsi su alcuni di questi che esemplificano la poetica del collettivo e registrano la collaborazione fattiva con aziende o amministrazioni pubbliche per una riscrittura del paesaggio urbano.
Tra questi “Non Abbandonare la Città”, che testimonia sia l’impegno civile che il forte legame con la città la storia di Carrara. Murales di grande dimensioni, in pieno centro storico, omaggio alle donne carraresi che il 7 luglio 1944 si opposero all’ordine tedesco di evacuazione della città.
L’intervento sulla storica ciminiera della distilleria Branca, a Milano nel 2015, festeggia il centenario del Fernet rappresentando le erbe che ne compongono la ricetta e decorando uno dei simboli dell’azienda che più si rapporta al paesaggio urbano.
La natura ritorna protagonista anche sul muro di Quarto Oggiaro a Milano -oltre 300 mq di bouquet floreale- commissionato ad Orticanoodles da Fastweb per celebrare le donne che abitano le periferie.
“Il giro del mondo in 50 piani” è il titolo dell’opera che adorna l’iconica Torre Alianz-City Life a Milano, realizzata nel 2019 da Orticanoodles: l’intervento alla cui realizzazione hanno partecipato soggetti diversamente abili e dipendenti dell’azienda, è valso a questa la registrazione nel Guinness World Records come il più grande murale indoor a livello mondiale.
Nel cuore di Milano i 400mq di “Music is a neverending journey”, commissionato da Porsche Italia in occasione della Music Week 2018, e realizzato con vernici fotosensibili, che ne permettono la visione anche di notte.
Numerose e prestigiose sono altre collaborazioni , tra cui ricordiamo quelle con Autogrill, Rosenthal (un’altra ciminiera industriale, marchiata con la rosa simbolo del gruppo), Ikea, Impreme Spa, F.C. Inter.

Per l’intervento a Carrara, che prende spunto dalla celebre frase del principe Miskin dell’Idiota di Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo”, l’esecuzione è avvenuta tramite l’antica tecnica delle matrici a spolvero.
La citazione è anche una sorta di manifesto che gli artisti e la committenza hanno condiviso e su cui la Calacata Borghini ® (attraverso la Marbo Srl) li ha chiamati a riflettere per elaborare l’opera.
Il marchio Calacata Borghini ® che produce uno dei marmi più prestigiosi al mondo, da anni opera ai fini di valorizzazione e promozione del territorio e del comparto marmo, attraverso il sostegno a produzioni ed eventi culturali e artistici, aprendo la stessa location di cava all’arte e al cinema ed ora, per i 40 anni di attività, realizzando un intervento artistico ad alto contenuto simbolico all’interno della loro area di lavorazione.

Gli artisti coscienti di intervenire su uno strumento operativo come il carro ponte, con un contenuto storico e antropico che trascende la semplice funzione per divenire simbolo di un territorio, elemento caratterizzante lo skyline e quindi la dimensione visiva che scandisce il ritmo circadiano degli abitanti e caratterizza la relazione di quest’ultimi con il comprensorio , hanno scelto un tema e una stesura in linea con le dinamiche site specific.
Hanno lavorato sul tema della bellezza naturale e della simbologia del femminile e della sua forza. La scelta iconografia è caduta sulla dimensione floreale che simboleggia la bellezza e le prerogative femminili, segno anche di una natura imperfetta ma bellissima, dell’unicità e di un’eterna rinascita.
Sul lato ovest è rappresentata l’orchidea che è universalmente riconosciuta per la sua perfezione formale e come simbolo di gratitudine per la concessione di bellezza e amore. Sul lato est invece, il fiore di loto, con le sue ascendenze mitologiche che unificano i 5 continenti e ci raccontano di metamorfosi divine e soprattutto con le sue allegorie connesse alla forza e alla bellezza della figura femminile.
Il colore su cui l’opera si declina vuole dichiaratamente essere quello delle attrezzature industriali, per richiamarsi alla natura della struttura su cui avviene l’intervento, che è così come un messaggio, una dichiarazione che parte da un macchinario che connota fortemente il paesaggio urbano. Un intervento quindi che, anche dal punto di vista cromatico, dimostra di non voler nascondere o cancellare l’originale funzione strumentale dell’oggetto decorato, ma anzi incrementarne la dimensione estetico-relazionale.
La scelta dell’arancio come colore base sul quale declinare il disegno è legata a due motivazioni principali. La prima di carattere funzionale-convenzionale, che vede il colore arancio quello a maggiore visibilità che, per convenzione ha assunto valenza di monito e richiamo all’attenzione, utilizzato soprattutto per macchinari di movimentazione. Quindi una forma di conservazione e rispetto ulteriore per la funzione del macchinario che ospita l’intervento e la sua natura storico-sociale. In secondo luogo, dal punto di vista cromatologico, l’arancio risultato della combinazione di rosso e giallo, catalizza e diffonde energie psico-fisiche. Nella filosofia orientale simboleggia, saggezza e ambizione ed è associato comunemente al concetto di nascita e crescita e all’equilibrio.
L’arancione è anche una sintesi fra oriente e occidente, essendo il colore del tramonto e dell’alba.
Questa sintesi si ripete anche nei motivi disegnativi, incentrati su una bipartizione (una per ciascun lato del carroponte) floreale, con protagonisti l’orchidea e il fiore di loto, che rappresentano rispettivamente in occidente e in oriente, la figura femminile nelle sue molteplici declinazioni, in particolare quelle legate alla fertilità e alla creazione richiamando e simboleggiando l’organo femminile e il ventre materno.
Il fiore di loto, era per gli antichi egizi simbolo primario di rinascita e reincarnazione . La pianta cresce affondando le proprie radici nel fango (loto=fango) da cui emergono fiori e foglie che restano sempre puliti, per questo motivo simboleggia al tempo stesso la capacità di resistenza alle difficoltà dell’esistenza, l’energia vitale e la purezza. Da un punto di vista numerologico, avendo 8 petali rinvia al concetto di armonia e dell’infinito e simboleggia anche lo yoga e i 7 chakra.
L’orchidea – di cui esistono numerose specie endemiche delle Alpi Apuane – è l’ingrediente principale in tutte le pozioni d’amore e fertilità che costellano letteratura e mitologia e, nonostante l’apparenza raffinata e delicata, è noto anch’esso per la sua resistenza alle avversità atmosferiche e climatiche.
Un richiamo alla bellezza che sovrasta e si muove lungo il sito industriale, stagliandosi contro il paesaggio delle Apuane sullo sfondo, sovrascrivendo con fiori e colori lo spazio quotidiano.

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