Normale e diverso

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di Alfonso M. Iacono* – A Livorno, i media ne hanno parlato, c’è un ragazzo autistico che non trova pace. Dopo che aveva già cambiato scuola, lo hanno chiamato “handicappato di m…”. La situazione di disagio e di inquietudine non è cambiata. La mamma ha scritto a Nicoletti il noto giornalista autistico con un figlio autistico. Nicoletti ha fatto un film Tommy e gli altri che ha proposto di proiettarlo lì, in quella scuola. La dirigente si è dichiarata ben disposta a farlo. Nicoletti ha creato un sito, dove vi è una lettera di un’autistica adulta. Scrive che il suo momento difficile è il lunedì mattina quando tutti i colleghi, tornando al lavoro, si raccontano fra loro come hanno passato il weekend, come hanno sfruttato il loro tempo libero. Montagna, mare, lago. Lei mente e dice loro che ha fatto delle belle passeggiate. Come fa a comunicare che è stata seduta a scrivere in solitudine? Ha bisogno di mentire per sentirsi come gli altri colleghi. Sono colpevoli i colleghi che vivono la loro normalità familiare? Certamente no! Lei non lo pensa affatto. E’ solo che la normalità spesso è cieca. Non sa vedere al di fuori di sé. Nessuno lo fa per male, ma nessuno si accorge che fuori dalla normalità, o almeno da ciò che la maggioranza considera la normalità, e dunque diventa normalità, vi è dell’altro. Nessuno guarda con la coda dell’occhio se esiste un altrove dove il mondo si muove diversamente. Di più. Se qualcuno per caso si accorge che al di fuori vi sia qualcosa, può sentirlo come una minaccia, così come fecero i prigionieri della caverna di Platone quando il prigioniero liberato disse loro che al di là delle pareti dell’antro vi era un altro mondo. Derisero il loro compagno che era uscito e lo minacciarono di morte.
La risposta che la dirigente scolastica dà a Nicoletti, da come si apprende dal giornale, appare corretta. Eppure c’è qualcosa che non va. Si evidenzia che la mamma non ha inviato niente di scritto; si sottolinea sia la disponibilità ad approfondire la cosa, sia, di fatto, che le procedure corrette sono state attivate. Cos’è che non va allora? Il contesto. Le prime cose che emergono dalle dichiarazioni sono la questione della responsabilità, la correttezza delle procedure, l’accertamento, l’indagine, la ricerca di eventuali colpevoli. Non sono l’educazione e la formazione a essere prioritarie, ma i comportamenti più o meno corretti, più o meno legali. E’ questione di sfumature. Eppure la crisi della scuola che imita l’azienda sta tutta qui, nell’incapacità ormai forse strutturale di sapere essere educatrice e formatrice perché punta ormai quasi esclusivamente a essere soltanto proceduralmente e legalmente corretta. Vi è la sofferenza di un ragazzo autistico che ha diritto allo studio esattamente come gli altri e per esattamente intendo la necessità di partire dalle condizioni di diversità di ciascuno affinché tutti possano realmente usufruire di tale diritto. Ma al di là di ciò, da tutto questo resta escluso il lato umano, quello che ha a che fare con l’educazione e la formazione, i rapporti tra insegnanti e alunni, tra genitori e insegnanti, tra genitori e figli. Le procedure, le regole e le leggi, oggi, invece di sorreggere il lato umano e comunitario delle relazioni, ne sono diventate i freddi sostituti. Questo vale tanto per chi è offeso, deluso, sofferente quanto per chi offende e ne ha responsabilità. Perché per essere normali si sente il bisogno di escludere e offendere l’altro, il diverso?
Rispondere a questa domanda è la vera sfida della scuola. Educare e formare vuol dire trasmettere senso critico e curiosità, apertura e accoglienza nei confronti di chi è diverso. La stessa curiosità, apertura e accoglienza di cui si nutre il sapere, quello vero che non si piega mai alla rigidità del senso comune e del pregiudizio.

* Ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Pisa

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