ODE ALLA TOSCANA (IIa parte)

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di Vasco Ferretti

Se tornerai in Toscana alla fine del viaggio
Incontrerai fughe di uccelli nell’azzurro mattino
Usciti dalle misere stanze d’ospizio e manicomio
Dove Dino (1) e Lorenzo (2) a lungo hanno sofferto
Lancinanti visioni a Maggiano e a Castelpulci
E sulle ripide mura dei vicini castelli sentirai
Scoppiare nuove contese tra Guelfi e Ghibellini.

Vedrai come si avventano giù dalla torre
D’Ugolino (3) gli angeli dell’infanzia smarriti
Nel buio della notte che cade in eterno.
Sentirai gridare lontano un soffio di bufera
Dentro il tetro palazzo tra Firenze e Siena
Alto sulla brughiera laddove Caterina (4)
Sta assisa nell’angolo della muta preghiera
In lode delle ossa spezzate a Gesù Cristo.(5)

In punta di mistica fiamma brucia come Lei
Nel nome dei dannati e dei martirizzati
Nelle piazze e tra i roghi, al sommo dei neri
Patiboli ( 6) dove la scure ai condannati squarcia
Il cavernoso cranio e il becco dell’aquila (7)
Grida sul brulicante clamore della folla.

Trai dalle mani dell’ebbra Sponsa Christi sanguinanti
Coppe colme di carità per l’ardente acquasantiera.
E poi sférzati nudo con il fragrum taxillatum (8)
E dal ceppo del boja frantumate conchiglie
Spunteranno in forma di mistica rosa (9).

 

Note
In Ode Toscana-I i nomi citati nelle prime due strofe si riferivano al filosofo Pico della Mirandola, allo scienziato Galileo Galilei, a Cosimo de’ Medici il Vecchio, ai poeti Dante Alighieri e Guido Guinizzelli. In Ode Toscana-II. (1) Il poeta Dino Campana fu più volte ricoverato nel manicomio di Castelpulci fiorentino. (2) Per Lorenzo ci si riferisce allo scrittore e pittore Lorenzo Viani più volte ricoverato nell’ospedale psichiatrico Maggiano di Lucca. (3) Il conte Ugolino della Gherardesca nel 1388 fu fatto morire per fame, assieme ai suoi figli, nella torre dei Gualandi di Pisa. (4) Santa Caterina da Siena- (5) Nelle sue lettere Caterina immaginava la Chiesa come trono, carne, ossa e sangue di Cristo. (6) I patiboli sono quelli ai quali, durante le discordie tra Siena e Firenze, accorreva per raccogliere nel sangue l’anima dei condannati alla decapitazione. (7) L’aquila è il simbolo del potere assoluto del Principe in guerra,. Il becco richiama l’iconografia bicefala vi vittoria/sudditanza al Principe. (8) Il simbolo della flagellazione durante le punizioni pubbliche è qui inteso come via di sofferenza volontaria per raggiungere l’ascesi. (9) La Rosa mistica (la Vergine Maria) è il simbolo richiamato anche da Dante come “il nome del bel fior ch’io sempre invoco” (Paradiso, canto XXIII).

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