“OLTRE L’ONDA” I Capolavori di Hokusai e Hiroshige dal Museum of Fine Arts di Boston a Bologna

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Di Ettore Neri – “OLTRE L’ONDA” I Capolavori di Hokusai e Hiroshige dal Museum of Fine Arts di Boston a Bologna.

Visitare la mostra “Hokusai Hiroshige. OLTRE L’ONDA. Capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston”, aperta fino al prossimo 3 di marzo, a Bologna, presso il Museo Civico Archeologico, è un’esperienza unica e affascinante.
Il progetto, suddiviso in 6 sezioni tematiche, curato da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson, è una produzione MondoMostre Skira con Ales S.p.A Arte Lavoro e Servizi in collaborazione con il Museum of Fine Arts di Boston, promosso dal Comune di Bologna | Istituzione Bologna Musei e patrocinato dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone, dall’Ambasciata del Giappone in Italia e dall’Università degli Studi di Milano.
A Bologna, dunque, si possono ammirare, per la prima volta in Italia, circa 250 oprere tra le circa quaranta stampe di Katsushika Hukosai (1760 – 1849), il primo artista che fece del paesaggio il soggetto principale delle silografie, e le oltre duecento, tra silografie e disegni, di Utagawa Hiroshige (1797 – 1858).
“La celebre e feconda opera di Hukosai e Hiroshige – scrive nella sua prefazione al monumentale catalogo della mostra Matthew Teitelbaum, Direttore del Museum of Fine Arts di Boston – stimola la nostra curiosità e ci ricorda che gli artisti contano, perché ci aiutano a scoprire nuovi modi di vedere e di pensare. Nelle stampe a colori di Hokusai, le straodinarie composizioni unite alla prospettiva occidentale reinventano paesaggi familiari impregnandoli di un forte elemento di novità. Hiroshige, di una generazione più giovane, rielabora le splorazioni tematiche e le tecniche di Hokusai diventando il più prolifico tra gli illustratori di paesaggi:”

Si scopre, così, un Giappone di circa centocinquanta anni fa ritratto attraverso il racconto originale e suggestivo dell’arte dell’ukiyoe, che significa “immagini del mondo fluttuante”; arte fiorita come cultura giovane e impetuosa nelle città di Edo (oggi Tokyo), Ōsaka e Kyōto durante la seconda metà del XVII secolo.
Gli ukiyoe erano prodotti in seria e per questo avevano un costo limitato perché erano destinati a quelle fasce di popolazione che non potevano permettersi di acquistare dei veri dipinti. Alle origini, il soggetto principale degli ukiyoe era la vita quotidiana della città e più precisamente si riproducevano la vita dei quartieri dei divertimenti: belle cortigiane, lottatori di sumo e attori famosi. In seguito divennero popolari anche i paesaggi ma anche scene di sesso comparvero spesso in queste stampe, per questo gli artisti e gli editori vennero talvolta sottoposti a sanzioni per le stampe sessualmente esplicite, dette shunga.

Gli anni trenta dell’Ottocento segnarono l’apice della produzione ukiyoe. In quel periodo furono realizzate le serie silografiche più importanti a firma di Hokusai e Hiroshige: i più grandi nomi dell’arte giapponese in Occidente.
Hokusai fu un grande artista dalla personalità fuori dalle righe, è considerato uno dei più raffinati rappresentanti del filone pittorico dell’ukiyoe; le sue stampre riproducono bellezze paesaggistiche e naturalistiche dell’arcipelago, piante e animali, veri e fantastici, personaggi famosi, seducenti cortigiane, attori, mostri e spettri.
Sua è “La grande onda presso la costa Kanagawa” che mostra il suo talento assoluto nella composizione grafica.
Più giovane di circa vent’anni rispetto a Hokusai, Hiroshige divenne un nome celebre della pittura ukiyoe poco dopo l’uscita delle Trentasei vedute del monte Fuji del maestro grazie a una serie, nello stesso formato orizzontale, che illustrava la grande via che collegava Edo (l’antico nome di Tokyo) a Kyoto. Si trattava delle Cinquantatre stazioni di posta del Tōkaidō, conosciute come “Hōeidō Tōkaidō” dal nome dell’editore che lanciò verso il successo Hiroshige. Da allora l’artista lavorò ripetutamente su questo stesso soggetto, producendo decine di serie diverse fino agli anni cinquanta.
Hiroshige viene ricordato come il “maestro della pioggia e della neve”.
Nella serie dedicata alle Trentasei vedute del Fuji, Hiroshige a distanza di un ventennio dalla serie di Hokusai, sfida il Maestro sfruttando il formato verticale e citando, in qualche modo, la Grande onda di Hokusai nella veduta Il mare di Satta nella provincia di Suruga (1858) .

Ma l’espressione massima delle novità grafiche introdotte da Hiroshige la possiamo trovare nel suo capolavoro finale, interrotto dalla morte nel 1858, Cento vedute di luoghi celebri di Edo, che chiude anche il percorso di visita.
Il testo introduttivo al catalogo della mostra, firmato dalla curatrice Rossella Menegazzo sintetizza, in chiusura, il percorso artistico dei due protagonisti della mostra: “La natura calma, rasserenante di Hiroshige, la sua abilità nell’uso della linea curva o spezzata che si ripete in molte sue vedute cambiando da un punto di vista ampio e sopraelevato a uno frontale e esageratamente stretto, la dedizione e la serietà con cui lavorò incessantemente al tema di paesaggio fecero di lui una fonte di ispirazione primaria per gli artisti europei, superando in questo, seppur silenziosamente, con la sua disciplina, forse anche Hukosai, genio fuori dalle righe e dalla personalità tormentata, la cui opera lascia il segno per la forza dirompente delle composizioni e l’infinità varietà dei soggetti più difficilmente classificabili secondo i arametri classici.”

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