PABLO PICASSO E LA FOTOGRAFIA, IN MOSTRA AL PALAZZO MERULANA

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di Veronica Ferretti – Il duplice, fecondo rapporto di Pablo Picasso con la fotografia che emerge dalla mostra aperta sino alla fine di agosto nello splendido Palazzo Merulana di Roma sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, consiste nell’inedito racconto della sua vita, come artista e come uomo, visibile nelle 94 opere di Edward Quinn e nelle 34 di André Villers appartenenti alla collezione Guy Ludovissy e affidate alla gestione del Reial Cercle Artistic di Barcellona.

La mostra, organizzata da Coop Culture e curata da Jean Abellò Juanpere, Jean Fèlix Bentz e Marco Ancora, pone a confronto l’opera di due grandi fotografi come Quinn e Villers mentre colgono l’immagine del genio nella sua quotidianità, tra amori e affetti famigliari, slanci creativi e travestimenti, aiutando il visitatore a scoprire la “joie de vivre” e la multiforme personalità di uno dei più grandi protagonisti della storia dell’arte contemporanea.
L’uomo Picasso ci appare, ad esempio, ora con i suoi animali, come la capra Esmeralda – nome che rimanda alla celebre zingara del romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo – che gli fu regalata da Jacqueline Roque, ultima musa e moglie del pittore; ora quando ci mostra la maniera in cui egli dipinge mentre è sul set del film “Il Mistero Picasso” di Henri-Georges Clouzot realizzato nel 1955.

Picasso fattosi consapevole del potere dei mass-media si presterà sempre più spesso all’occhio meccanico fino a consentire a Andrè Villers, diventato l’amico di una vita, di ritrarlo anziano e malato negli ultimi tempi della sua esistenza. Oltre all’aspetto intimo e mediatico del genio andaluso, da questa mostra emerge anche la singolare personalità di Eduard Quinn.

Egli negli anni Cinquanta era già celebre per essere il fotografo di personaggi come Onassis e il Principe Ranieri di Monaco e di divi e divine del cinema come Brigitte Bardot, Marlon Brando, Cary Grant e Grace Kelly. L’irlandese Quinn era anche pittore, scultore, scenografo e musicista, qualità particolarmente apprezzate da Picasso che finì per giudicarlo un uomo colto, sensibile e particolarmente corretto nei suoi rapporti. Picasso, avendo capito che Quinn non voleva utilizzarlo a fini di propaganda personale, finì per apprezzare la sua totale riservatezza e mantenere con lui un’amicizia intensa e profonda.

Invece Villers, uscito in gioventù da una grave forma di tubercolosi ossea, si era avvicinato alla fotografia cominciando a fare i suoi primi esperimenti in camera oscura con le immagini di Vallauris e dei suoi abitanti. Qui, nel 1951, incontrò casualmente Pablo Picasso il quale, appresa la vicenda di Villers e memore della prematura morte di una propria sorella Concepción (detta Conchita) a causa della stessa malattia, entrò subito in amicizia con il giovane fotografo.

Due anni più tardi Picasso gli offrì una Rolleiflex, la prima macchina che Villers poté usare in modo professionale realizzando molti ritratti del genio catalano. Da allora in poi il loro rapporto si evolverà in una proficua e durevole collaborazione, realizzando centinaia di immagini basate perfino su esperimenti fotografici dai quali emerge come Picasso avesse imparato ad usare l’immagine fotografica come mezzo propedeutico e sperimentale per le sue composizioni pittoriche.

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