Per i tipi di Sellerio Editore: “I «mestieri» di Primo Levi” di Gian Luigi Beccaria

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Un’analisi letteraria, avvincente nella lettura e divertente nel contenuto, che intreccia in modo abile e lineare i testi dello scrittore e gli interventi di critica, e dentro cui perdersi alla ricerca di un narratore capace di uno scambio di sensi con il lettore
«Con curiosità e grazia, sottile sensibilità e dottrina, Levi praticò senza darlo a vedere, accanto ai veri (il chimico e lo scrittore), un terzo amatissimo mestiere. Le volte (troppo poche purtroppo) in cui sono stato a trovarlo, mi faceva capire che “l’altrui mestiere” che più gli andava a genio era quello del linguista (“Quello del linguaggio è un mio amore mancato. Avrei voluto essere un filologo e studiarlo sul serio, invece non è andata così […] ho fatto un mestiere completamente diverso”».

Primo Levi mostrava affabile simpatia per chi si dilettava a fare il mestiere altrui. Quanto a sé, dichiarava che, non fosse stato chimico e scrittore, avrebbe volentieri abbracciato il mestiere di filologo, e non c’è libro o articolo dove non traspaia questo desiderio. Poi se ne dedicava anche direttamente: divertendosi in scritti in cui rintracciava la storia e il posto nel costume dei modi di dire vari e comuni ma dagli altri lati ignoti, dalle parole della chimica, passando per le frasi del dialetto, e via via fino al brutale tedesco del lager. Con l’originalità e la cordialità ben nota, il linguista Gian Luigi Beccaria guida il lettore alla scoperta del «sorridente» mestiere ufficioso dell’autore di Se questo è un uomo. Il mescolarsi di chimica e di scrittura troverà nel Sistema periodico una miracolosa soluzione, quando «le cose della tecnica» sono viste «con l’occhio del letterato, e le lettere con l’occhio del tecnico».

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