Politica e Potere

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di Alfonso M. Iacono* – Il fascismo a spizzico avanza a passo svelto, un fascismo che non si dichiara come tale e non è come quello del passato, ma occupa il terreno a macchia, ora qui ora lì nelle trame di una democrazia confusa e stanca, del tutto mercificata e sempre più razzista, magari indossando una maglietta con il viso di Che Guevara e ascoltando una canzone di Fabrizio De André o di Francesco Guccini. Mentre la gran parte della sinistra continua a pensare in termini scioccamente neoliberisti e la piccola parte, invece, ha smesso di pensare, il governo sta lì a cambiare tutto per non cambiare niente.
Invece di gestire il deficit per rilanciare il lavoro, magari con opere di manutenzione degli edifici pubblici, che nel nostro paese stanno andando in malora, il governo sta lì a giocare con i minibot e a litigare sulla TAV. Ritorna il mantra del ponte sullo stretto di Messina e si comprende. E’ un argomento che fa notizia e spettacolo. Un ponte è caduto a Genova e un ponte si innalzerà a Messina! Che notizia e che spettacolo possono dare dei lavori di ristrutturazione o di manutenzione di scuole e altri edifici pubblici? Resterebbero soltanto locali, ciascun paese o città con i propri edifici cadenti, e non raggiungerebbero mai l’attenzione nazionale. Oggi un governo non fa progetti di lungo periodo a meno che non siano visibili sui giornali, in TV, sui social. E’ il problema della democrazia odierna offuscata dal bisogno politico di spettacolo, un bisogno che deve essere soddisfatto in tempi brevi e che non tollera il tempo lungo di un futuro che non sia domani. L’incapacità di confrontarsi con il tempo lungo della progettualità è ciò che farà morire la democrazia nell’era del dominio della merce che si fa spettacolo, nell’epoca del fascismo a spizzico. I progetti a tempo lungo li fanno solo i privati potenti, e nei loro interessi che quasi mai collimano con gli interessi dei più e a cui gran parte della politica oggi è asservita. Perché il M5Stelle sta ancora lì a farsi massacrare dalla Lega, a regalarle voti, a passarle il testimone di primo partito del paese? I due partiti di governo litigano dalla mattina alla sera, danno spettacolo sui social come ormai è d’uso, fingono di scontarsi su tutto e poi stanno insieme come una coppia di vecchi sposi che vivono come separati in casa, fanno vite diverse e indifferenti l’una all’altra, ma condividono spese, cibo, abitudini e persino il letto. Da un lato il marito che mascolinamente si impone e dall’altro la moglie che subisce e si adatta alla crescente soggezione.
Rifaccio la domanda: perché il partito di Di Maio sta lì a subire, a prendere botte, ad arrancare dietro le esternazioni di Salvini? Senso di responsabilità verso il paese? Ne dubito. Sudditanza psicologica? Può darsi. Viene anche un dubbio che è qualcosa di più di un dubbio. Non sarà per caso e più semplicemente che stare al potere piace, stare al centro dell’attenzione eccita, essere guardati e riveriti dal basso gratifica? Rinunciare a queste cose non è semplice come non lo è rinunciare al vino, alla droga, al gioco. C’è il rischio del senso di una sconfitta, non si è più al centro del mondo, arriva l’insicurezza e la depressione. La morale e l’etica si piegano davanti al realismo non tanto della politica in quanto tale quanto della propria esistenza intrecciata con la politica. L’uso della società per i propri interessi privati, l’ideologia che oggi domina incontrastata, avendo divorato la politica e la democrazia, si dispiega anche come un dramma esistenziale, dove chi sta perdendo la leadership e la poltrona si attacca pateticamente a questa più che può, con buona pace dei richiami morali che hanno illuso chi ci ha creduto dandogli consenso e fiducia.
*Ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Pisa

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