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Tre Epigrammi di Vasco Ferretti

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di Vasco Ferretti
Per l’anniversario dei 200 anni dell’ Infinito

Epigramma

L’ultimo idillio è stato
L’Infinito di Giacomo Leopardi
quando sull’ermo colle andò a cantare
“In questa immensità s’annega il pensier mio.
E il naufragar m’è dolce in questo mare”.
Questo era il suo pensiero fisso
sotteso a dir l’anelito
al Nulla della vita sull’abisso.

Poiché alle prossime date dell’8 luglio (1822) e del 18 agosto (1936) cade la ricorrenza della morte di Percy Bysshe Shelley e di Garcia Lorca, nella raccolta dello stesso Vasco Ferretti dal titolo “Poetry. Il sentimento dell’esilio nei poeti” sono compresi anche gli epigrammi ad essi dedicati che di seguito proponiamo.

1
E fu per acqua fattasi tempesta,
mossa dall’Ode al vento occidentale,
che Shelley naufragò sul litorale
tirrenico e il suo corpo annegato
fu bruciato da Byron sulla spiaggia
di Viareggio. Come a Keats, anche a lui
avrebbero dovuto porre l’epitaffio
“Qui giace un poeta il cui nome
era scritto sull’acqua”

2
La poesia non può impedire niente
del male che ormai pervade il mondo
né trarre speranza dall’orrenda avventura
del romancero gitano Garcia Lorca.
Nella Spagna franchista confidava:
“Tengo la solitaria amargura
de no saber mi fin, ni mi destino”.
Poi quella notte a un miglio
da Viznar il suo assassinio
per mano falangista. Una buca
per terra e quella macchia
di rossa melagrana sulla nuca

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